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Trentini e Burlò, buone notizie da Caracas. E la sinistra dispiaciuta va in crisi

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Francesco Storace
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Sono meravigliosi i gridolini di giubilo di certa sinistra per la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò dalle carceri del Venezuela. E tanto fasulli. Provengono dalle stesse persone che ululano in piazza contro Trump per aver spodestato Maduro da Caracas. Sono gli stessi che per tutti i mesi della prigionia dei nostri connazionali criticavano la Meloni «per il silenzio» ma loro non fiatavano contro il dittatore comunista venezuelano. Ora «festeggiano». E ci mancherebbe. Però, va aggiunto, con tanta ipocrisia. Si avverte la rabbia di chi non ci sta a riconoscere invece il merito del governo italiano che ha saputo tessere una linea diplomatica che ha consentito di ottenere il ritorno a casa dei nostri connazionali - e qui il lavoro di Tajani va evidenziato - tra le primissime cose da fare dopo l’arresto di Maduro. È che i signori della sinistra italiana devono scegliere: o Maduro o Trentini e Burlò, non si può contemporaneamente stare con carceriere e carcerati. O li preferivate rientrare in Patria-agiudicare da certe piazzate durante le manifestazioni di una incredibile e speriamo inconsapevole Cgil - dentro una bara avvolta dal tricolore? Non vorremmo vedere ora il sindacato rosso scatenarsi in un appello a Trump per riportare quegli italiani a Caracas, in carcere.

Lo scorso 4 gennaio si era esibito su X persino il solito Paolo Berizzi di Repubblica, il ricercatore di pepite e trame nere, contro la premier: «Sono certo che tra una lisciata di pelo a Trump e un giro in macchina a Madrid con l’amico fascista Abascal, Giorgia Meloni abbia trovato il tempo per chiamare il presidente Usa e pregarlo di far liberare Alberto Trentini rinchiuso da innocente in carcere a Caracas da novembre 2024». Fatto! Potremmo dire ora al cronista, che adesso dovrebbe semplicemente ammettere che Trentinie chissà perché si era scordato di Burlò-è libero proprio grazie all'operazione di Trump in Venezuela che lui e un bel po’ di compari Pd e dei 5 Stelle hanno definito illegale.

Meloni ha invece accolto con gioia e soddisfazione la liberazione dei nostri connazionali. Ha riferito di aver parlato con loro e ha ringraziato anche il nuovo vertice venezuelano- la presidente Rodriguez- «per la costruttiva collaborazione». È evidente che, con la discrezione necessaria, politica e diplomazia hanno marciato di pari passo. A non capirlo è rimasta solo la sinistra italiana. I suoi esponenti più faziosi non devono aver vissuto una bella giornata, ieri, visto che per tutto il tempo della prigionia degli italiani hanno sempre puntato il dito contro Palazzo Chigi e mai contro il dittatore che li teneva in galera. Purtroppo sono fatti così, non cambiano mai. Ma questa volta ai compagni di sventura è andata male. Il governo dell’Italia ha saputo fare il suo dovere. E se ci è voluto più tempo è stata solo perché il dittatore adesso in carcere negli States li usava per la sua politica di ricatto. Ora però Maduro ha finito di giocare con la pelle degli italiani. E questo spiega la felicità che c’è a Caracas e quel che non si capisce in certe parti di Roma.
 

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