Tre pietanze nel menù: Antimafia, domani mezzogiorno di fuoco, Termini e caos Agcom-Cloudfare
Il menu di oggi prevede, per un editoriale meno breve del solito, tre pietanze. La prima è un’altra esclusiva del Tempo. Siamo in grado di anticipare che domani alle 12.30, nell’Ufficio di presidenza della Commissione Antimafia, dopo una relazione della presidente Chiara Colosimo che si annuncia esplosiva, Forza Italia, attraverso il vicepresidente Mauro D’Attis, chiederà l’audizione di Sigfrido Ranucci e del consulente Bellavia. Sarà due volte bagarre: una prima volta per il dossieraggio-Striano, con la posizione del grillino Cafiero De Raho che si farà sempre più insostenibile (l’onorevole adesso siede in Commissione, ma all’epoca dei fattacci era Procuratore antimafia: dunque, nella migliore delle ipotesi, non si accorse di nulla); e una seconda volta perché la Colosimo parlerà anche dei nuovi dossieraggi, manifestando la necessità di occuparsene, con la maggioranza che chiederà di convocare il conduttore di Report e il consulente. Ieri anche FdI è tornata all’attacco con un’eccellente interrogazione di Sara Kelany che Il Tempo è in grado di far conoscere ai suoi lettori.
La seconda pietanza – indigeribile – è quella della Stazione Termini. «Operazione Salva-Termini», titolammo il 2 dicembre scorso, aprendo un’inchiesta sulla situazione insostenibile di tutta l’area circostante. Ifatti si sono purtroppo incaricati di darci ragione. Anche ieri si sono registrati due feriti, di cui uno in condizioni drammatiche. Ribadisco qui la mia convinzione, corroborata dalle parole di Giorgia Meloni (“Sulla sicurezza serve un cambio di passo”). Il governo sta lavorando bene, ma per le quattro -cinque principali stazioni ferroviarie italiane serve un’operazione-choc, una ve rae propria «bonifica». La parola farà storcere il naso a molti: e se ne trovi ben volentieri un’altra più liberale, ma il concetto è quello. Occorre ripulire luoghi che fanno paura alle persone perbene: e occorre che questa ripulitura sia visibile e percepita.
La terza pietanza è solo apparentemente tecnica. Un recente provvedimento dell’Agcom ha creato un problemone internazionale per l’Italia. Stiamo parlando dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (indicata dal Parlamento precedente, e tuttora a salda guida giallorossa). E che hanno fatto i commissari Agcom? Già a novembre si erano allargati immaginando un co siddetto «albo degli influencer», con tanto di sanzioni e paletti assai poco compatibili con l’articolo 21 della Costituzione. Stavolta hanno sparato ancora più in alto, comminando una mega multa (14 milioni di euro, con riferimento al fatturato mondiale del soggetto sanzionato!) a carico dell’azienda tecnologica Usa Cloudflare, fornitrice di servizi essenziali per chiunque voglia stare su Internet. In particolare, l’Agcom chiede l’oscuramento di una valanga di siti accusati di pirateria digitale (ma in diversi casi si tratta di una decisione per lo meno discutibile). Risultato? Quelli di Cloudflare si sono imbufaliti e ora minacciano ritorsioni pesantissime: niente cybersecurity per Milano-Cortina, stop agli investimenti previsti, gran fuga dai progetti italiani. E così si è generato un vivace dibattito online (largamente ignorato dai media tradizionali).
Alcuni, a mio avviso sbagliando tonie tattica, si sono messi ad attaccare il governo e i partiti di maggioranza. Al contrario: occorre incoraggiarli, con prudenza ma con direzione di marcia sicura, a sfilarsi dal gabbione Ue che tende a imbrigliare la libertà d’espressione e a isolare l’Italia dal futuro.
Molto spesso anche obiettivi desiderabili (la lotta alla pirateria) si traducono in normative europee (poi recepite anche qui, purtroppo in genere all’unanimità) dagli effetti perversi. Effetti di metodo: un’autorità amministrativa che assomma su di sé compiti normativi e insieme giudiziari. Effetti di merito: come se uno pensasse di sanzionare le Poste perché qualcuno ha scritto una lettera di minacce, o se uno arrestasse tutti quelli che stanno in una piazza per essere sicuri di acchiappare anche uno scippatore. Applicare alla rete e alla comunicazione globale queste logiche rischia di essere autolesionistico per noi.
A ben vedere, è il tema posto a più riprese da Donald Trump, J.D. Vance e Marco Rubio: qui in Ue il mix tossico tra regolamentazione ossessiva e una scarsa attenzione alla libertà di espressione rischiano di condurci verso strade pericolose, anche con le migliori intenzioni. Occorre aiutare l’Italia (e quindi il governo: non c’è interlocutore migliore) a dare uno sguardo più attento a questa faccenda, correggendo e chiarendo al più presto tutto il possibile.
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