Occhio, è la nostra prima pagina più "politica" di tutte
No, non è «solo» spettacolo, ma molto di più. Il Tempo oggi ha deciso di celebrare quelli che a nostro avviso sono l’uomo e la donna dell’anno, il cantante Olly e la regina della tv Maria De Filippi.
Olly è definitivamente esploso a febbraio vincendo a sorpresa Sanremo, ma da allora si è rivelato un autentico fenomeno. Guardate i numeri delle canzoni scaricate, i palazzetti che traboccano, un entusiasmo più unico che raro che lo circonda.
Certo che siamo nell’area del superpop, ma occhio ad alcune gemme. Proprio mentre i moralisti lo crocifiggevano per qualche intemperanza (una tovaglia sporca di vino e un ristorante lasciato un po’ in disordine la scorsa estate), Olly e il suo amico Juli hanno saputo - da allora - toccare corde diverse. Hanno ridacchiato dei critici rosiconi (ascoltate la beffarda «Così così»); hanno tratteggiato la piccola magia di ogni innamoramento («Questa domenica»); e di recente hanno pure saputo costruire una canzone («Buon trasloco») che è un capolavoro di dolcezza e profondità.
Di che si tratta in quest’ultimo caso? Un papà non c'è più: con semplicità ma suscitando emozioni incancellabili, si tiene vivo il filo dei ricordi, con un dialogo che prosegue e una «presenza» che rimane. Un piccolo capolavoro.
La verità è che Olly parla delle cose di tutti col linguaggio di tutti. E ogni ragazzo, ogni ragazza può dire: parla a me, anzi parla di me.
Quanto a Maria De Filippi, siamo in presenza di una conferma gigantesca, che va molto al di là dei successi di audience. Da anni, è protagonista di un’operazione culturale capace di parlare davvero a una platea smisurata, avendo compreso prima di tutti che c’è stanchezza verso la politica «ufficiale» e desiderio di protagonismo individuale. Non sarà sempre un protagonismo ordinato né elegante: ma siamo fatti così, si tratta di noi. La tv di Maria, i suoi personaggi (di nuovo: noi, nostra figlia, nostro figlio) sono la cosa più vicina ai social che sia stata immaginata e realizzata dai media tradizionali.
Chiunque voglia capire qualcosa dell’Italia di oggi deve passare da quei programmi. Altro che polverosi trattati di sociologia.
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