Quindici anni fa i sindacati di categoria, col sostegno politico del Pd, vestirono di nero le scuole e fecero sfilare col lutto al braccio non solo i docenti, ma anche gli alunni delle elementari per protestare contro la riforma Gelmini che reintroduceva il maestro unico. I manifestanti pronosticarono apocalitticamente «la fine del sistema scolastico», che veniva invece razionalizzato nel tentativo di mettere un argine ai danni del post-sessantottismo imperante. E quando la ministra, con tutto il centrodestra, accusò l’opposizione di usare i bambini contro di lei, le fu rinfacciato, con un illogico sillogismo, di essere lei a strumentalizzarli «come nascondiglio retorico per la sua prima sconfitta».
Corteo Cgil a Roma, la sinistra è aggrappata a Maurizio LandiniUn paradosso che confermò plasticamente come la sinistra sia da sempre maestra nel ribaltare la realtà, non esitando a ricorrere ad ogni mezzo propagandistico per le sue battaglie ideologiche, compreso – appunto – il ricorso ai bambini: una pratica scorretta che negli ultimi anni è però diventata abituale nelle parate dei Gay Pride, e quello di sabato a Milano non ha fatto eccezione: c’erano infatti diversi piccoli con le insegne arcobaleno, e altri a cui erano state fatte indossare magliette con scritte contro il governo. Senza risparmiare un’incredibile chiamata in causa della figlia della premier, che non ha ancora sette anni, attraverso un cartello con la scritta: «Giorgia, tu ancora non lo sai... E se un giorno Ginevra facesse parte di sto pride?».
La presenza di Elly Schlein che cantava «Bella ciao» ormai non fa più notizia, perché è diventata un accessorio fisso di queste manifestazioni pittoresche, come i gadget e gli striscioni, e la segretaria del Pd, nella sua concezione estremista dei diritti come carta d’identità politica, non si pone certo il problema se sia corretto e meno strumentalizzare i bambini contro il governo per il riconoscimento dell’utero in affitto e per la registrazione dei figli omogenitoriali. Questione quest’ultima che, a differenza dei precedenti governi, la ministra Roccella ha annunciato di voler affrontare con una sanatoria per i bambini nati fin qui, «una soluzione legale che non sia un modo di aggirare le leggi». Sanatoria è un termine ritenuto offensivo dalla comunità rainbow, rappresenta una risposta pragmatica al problema. Peraltro, la Corte di Strasburgo ha dato ragione all’Italia dichiarando inammissibili una serie di ricorsi da parte di coppie dello stesso sesso sulla mancata trascrizione all'anagrafe degli atti di nascita riconosciuti all'estero per i bambini nati con la maternità surrogata.
Milano Pride, striscione choc contro Meloni. E Schlein canta Bella ciaoParallelamente, e in modo ancora più obliquo, continua il tentativo di introdurre fino dalla scuola primaria l’obbligo dell’indottrinamento gender. Mentre è giusto, anzi sacrosanto, combattere ogni forma di discriminazione, inculcare agli alunni le teorie gender facendo ricorso a progetti «educativi» mascherati come tali col pretesto di combattere violenza e bullismo è un chiaro artificio ideologico per raggiungere in realtà altri obiettivi, a partire dalla prevalenza dell’identità di genere sul sesso biologico o la decostruzione di ogni comportamento tipicamente maschile o femminile insinuando che si tratterebbe di arbitrarie imposizioni culturali di una società retriva, ancora pervasa di pregiudizi ancorati alla religione cattolica e alla famiglia tradizionale. Già ora, del resto, molte scuole propongono materiali e attività che mirano a combattere le presunte discriminazioni con l’obiettivo surrettizio di destrutturare l’identità sessuale dei ragazzi. Era il fine ultimo della legge Zan, che col pretesto di assicurare più tutele agli omotransessuali tentava di inserire nell’ordinamento giuridico una visione ideologica, priva di qualunque riscontro scientifico, con il sesso che veniva relegato ad un mero adempimento burocratico che imprigionerebbe il corpo a una natura matrigna.
