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Addio a Berlusconi

Berlusconi, la compostezza e la sobrietà del saluto a un uomo

La bandiera a mezz’asta fuori dal tribunale di Milano, dove il feretro passa per raggiungere il Duomo. I cori dei tifosi del Milan al suo arrivo sotto la Madonnina. Sui banchi in chiesa i volti delle mille diverse vite avute e pienamente vissute. Delle molte comparse, dei tanti coprotagonisti, dei numerosi miracolati. Il saluto della prima moglie che gli riconosce di essere stato uno straordinario padre ma non si fa vedere. Presenti, invece, Francesca Pascale e Marta Fascina. Con loro, per la prima volta insieme, c’è anche Veronica Lario - che vergò la velenosa lettera consegnandola (e consegnando il suo privato) al giornale che più lo osteggiava – seduta nelle prime file. E ascolta, pure lei rapita, l’omelia. Lieve. Delicata. Silvio Berlusconi «è stato un uomo, un uomo e ora incontra Dio». Le insulse polemiche sul lutto nazionale silenziate dalla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. In chiesa trova posto persino qualche odiatore. Ché tanto ciascuno ha la propria faccia. E quando le maschere cadono svelano le miserie. Così come i giganti cadendo liberano lo sguardo sulla grandezza di chi ha saputo viverne all’ombra.

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E sorprende, emergendo, il figlio Pier Silvio, con una straordinaria lettera rivolta ai dipendenti Mediaset. La compostezza dei suoi quattro fratelli. La sobrietà. Assoluta. Disarmante. C’è chi pretende di inquadrarlo. Ma nessuno ha gli strumenti per comprendere a pieno ciò che era il Cavaliere. Figurarsi spiegarlo. Neppure lui sarebbe in grado. Ne ha fatte mille e più. Alcune condivisibili altre per alcuni no. Ma la rivoluzione che ha portato in questo Paese è indiscutibile. E la cerimonia di ieri è il riconoscimento di quanti, pur non avendolo del tutto compreso, ne hanno accettato la grandezza.

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Se dovessi pensarlo ieri è facile immaginarlo col suo sorriso pieno, a vedere questa celebrazione postuma. Questa pacificazione quasi assoluta attorno alla sua figura. Addirittura nemici storici come Massimo D’Alema ammettere che sì, contro di lui la magistratura ha esagerato. E poi Romano Prodi, poi Pierluigi Bersani. Ne serviva la morte per trovare il coraggio dell’onestà? No, nessuna esaltazione né santificazione. Solo il buon senso di saper vedere l’operato di un uomo.

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