Una linea netta, perentoria, che non deve essere oltrepassata. Da un lato il sacrosanto diritto di scendere in piazza, protestare, chiedere cambiamenti politici al governo. Dall’altra la violenza contro le forze dell’ordine, la distruzione di negozi e la guerriglia nelle nostre città.
E nelle stesse ore in cui gli antagonisti, centri sociali, teppisti e maranza continuavano a mettere a ferro e a fuoco Milano, Giorgia Meloni decideva di convocare per questa mattina una riunione dedicata ai temi dell’ordine pubblico, alla luce degli scontri di questi giorni. Una risposta chiara e improrogabile: mai più simili vandalismi nelle nostre città.
Il capoluogo lombardo è stato nuovamente al centro di una serie di episodi vergognosi. Duemila giovani, convinti di poterla fare franca, si sono dati appuntamento ieri nella zona di piazza del Duomo, presidiata dalle forze dell’ordine, e si sono mossi a piccoli gruppi in città. Nel pomeriggio è partito il primo assalto al supermercato Carrefour di via Torino. I malviventi sono usciti con bottiglie di alcolici, lanciando cibo in strada e sfondando anche i finestrini di un paio di furgoni. I teppisti hanno sfondato le vetrine e il negozio è stato saccheggiato. Come se non bastasse, sempre in via Torino, così come in via Mazzini, numerosi cestini della spazzatura sono stati rovesciati. Stessa sorte per alcune biciclette e scooter parcheggiati. Zone centralissime del capoluogo meneghino, con turisti e residenti che scappavano impauriti. Un’immagine oscena, quella offerta dalle nostre città in questi due giorni per colpa di questi professionisti del disordine. Divisi in piccoli gruppi di dieci o, al massimo, venti, in prevalenza vestiti di nero e con il volto coperto, hanno deciso di giocare alla guerriglia urbana, provocando però enormi danni da un punto di vista economico (che pagheranno i contribuenti onesti che lavorano quotidianamente) e al nostro turismo. Sono state distrutte numerose vetrine e i tavoli dei bar all’aperto; divelti arredi esterni dei locali, cestini e biciclette. Un negozio di abbigliamento è stato preso di mira e saccheggiato. Sono stati infranti i vetri e alcuni manifestanti hanno arraffato tutto quello che c’era all’interno. I negozianti, disperati, hanno così iniziato ad abbassare le saracinesche. Un’immagine bruttissima che, più di ogni altra, spiega come sia indispensabile una risposta pronta dalla politica.
Nel centro di Milano, pochi minuti dopo le 16, sono giunti diversi uomini delle forze dell’ordine con i blindati. Un elicottero ha iniziato a sorvolare il centro della città intorno alle 5 del pomeriggio. Le forze dell’ordine, con i reparti antisommossa della polizia e dei carabinieri e i blindati, sono entrate in via Torino da entrambi i lati dopo dieci minuti di devastazione nella strada. La maggior parte dei giovani che hanno partecipato agli atti vandalici si sono allontanati utilizzando le vie laterali. I teppisti col “pannolino” non hanno avuto rispetto nemmeno dei nostri monumenti. E così vi sono stati nuovi disordini anche di fronte alla Cattedrale, dove alcuni ragazzi incappucciati hanno tentato di sollevare le transenne utilizzate per regolare gli ingressi dei turisti. Gli agenti di polizia li hanno rincorsi, costringendoli a ritirarsi. Poco dopo, però, un secondo gruppo di malviventi si è riunito nei pressi di Palazzo Reale e ha iniziato a gettare petardi e pietre contro gli uomini in divisa, che sono stati costretti a rispondere con lacrimogeni e idranti. È stata gettata anche una bomba carta; i residenti, nauseati da tanta inutile violenza, hanno lanciato secchi d’acqua dai balconi sui manifestanti.
Il tam tam era partito sui social e, in poche ore, è stato orchestrato un gruppo di oltre duemila persone in piazza. L’intento era quello di emulare il caos di Parigi e creare lo stesso numero di disordini e di violenze della capitale francese. Sono state centossessanta le persone fermate, di cui l’80% minorenni. La domenica di follia ha costretto Atm (l’azienda del servizio di trasporti pubblici milanesi) a effettuare numerosi cambi di linea, creando disagi enormi a tutti e, in particolar modo, ai soggetti più deboli: disabili e anziani.
