Dal Miraggio club alle ville: tutto sequestrato
Da Fregene a Sacrofano i sigilli dei pm agli immobili degli indagati. La Finanza ha conteggiato un patrimonio di oltre duecento milioni
L'obiettivo era di nascondere i beni. Farli sfuggire al controllo della Procura della Repubblica di Roma. Così, tra ville e appartamenti di lusso, si scopre che anche il «Miraggio club», uno stabililmento i più in voga di Fregene, era finito nelle mani della Mafia Capitale. Stando alle accuse, Giovanni De Carlo, sodale di Massimo Carminati, «al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali attribuiva fittiziamente la disponibilità dello stabilimento balneare e dell'annesso ristorante "Miraggio club" di Fregene a Filippo Franchellucci». Che il reale titolare fosse De Carlo, comunque, emerge da una serie di risultanze investigative. È il caso della costruzione di un «cinema a uso privato» di De Carlo. Lo mettono nero su bianco gli investigatori, per dimostrare il potere di controllo dell'uomo - legato a Carminati - con lo stabilimento. «Appare significativo, al fine di ricondurre lo stabilimento balneare a De Carlo, l'episodio relativo alla chiusura di "un'ala del ristorante" per ricavare, attraverso la società di costruzioni di Diego Antonelli, una "sala cinema" , dotata di bagno, a suo uso esclusivo. Nemmeno Franchellucci ne possedeva le chiavi: "Filippo non c'ha le chiavi ... c'ha le chiavi ... sai le cose sue ... c'ha le chiavi solo lui (De Carlo, ndr)». Al di là del Miraggio, sarebbe proprio De Carlo a occuparsi di «nascondere» i beni del clan. «A Serena Di Cesare (per il tramite del compagno Fabio Russo)» intesta «le quote della Augustea immobiliare srl, holding proprietaria della Mondo petroli srl». A Russo, invece, «la disponibilità del distributore di benzina, sito a Cisterna di Latina (Lt), in via Timavo». A Marco Iannilli, commercialista già travolte dalle inchieste della Procura del Repubblica di Roma su Finmeccanica, intesta una villa a Fregene, «ubicata al Villaggio dei Pescatori in via Silvi Marina». Sempre Iannilli, poi, è citato per i rapporti avuti direttamente con Carminati. Stando al capo d'imputazione «al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali Massimo Carminati attribuiva fittiziamente a Marco Iannilli titolarità della villa in Sacrofano (Rm), con relativa pertinenza, ubicata in via Monte Cappelletto». Tuttavia gli accertamenti finanziari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, hanno consentito di porre sotto sequestro a tutti gli indagati 200 milioni di euro di beni. Tra questi ci sono anche quelli riconducibili a Carminati. Secondo il Tribunale di Roma, che ha accolto le richieste della Procura, «è stato accertato» che «il patrimonio che si trova nella effettiva disponibilità del preposto» ha una matrice «illecita». I magistrati, infatti, hanno individuato una «evidente sproporzione tra il valore del patrimonio e i redditi dichiarati o comunque accertati del preposto e dei suoi familiari e prestanome». Tra i beni riconducibili a carminati, secondo la Finanza, anche «l'Associazione libertà e sviluppo», il 30% della società sportiva dilettantistica «Paintball company» di Roma, oltre a due immobili a Sacrofano.
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