Quarto Grado, che lite su Garlasco. Palmegiani a Taccia: “Magicamente la bici è sparita...”

Alta tensione in studio, scintille tra Abbate e il genetista dei Poggi

Ancora il delitto di Garlasco al centro di “Quarto Grado”, il programma di Rete 4 condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Nella puntata di venerdì il dibattito sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, dove nel 2007 fu rilevato il DNA di Chiara Poggi, si è trasformato in uno dei confronti più accesi della stagione. Da una parte c’era Carmelo Abbate, giornalista investigativo ed ex inviato di Panorama, da tempo critico sulla gestione dei reperti nell’inchiesta che ha portato alla condanna definitiva di Stasi. Dall’altra Marzio Capra, genetista, consulente della famiglia Poggi fin dalle prime fasi dell’inchiesta.

È Abbate ad aprire il fronte, presentando una notizia che lui stesso definisce non ancora verificata: “Te lo do col condizionale perché non sono riuscito a confermarla, ma è un’indiscrezione che, se confermata, sarebbe la fine di tutto”. Secondo questa ricostruzione, il DNA ottenuto il 19 settembre 2007 e attribuito a Chiara Poggi non proverrebbe dalla traccia sui pedali. Abbate rivendica di sostenere questa ipotesi da tempo: “Io sostengo da tempo […] che c’è stato uno scambio di campioni”. Ricorda di essere stato “sbeffeggiato” per questa posizione, ma precisa che ora non si tratta della sua opinione, bensì di un’indiscrezione raccolta in ambienti investigativi.

Nuzzi gli pone la domanda decisiva: “Da dove arriva allora quel DNA?”. La risposta è secca: “Per me è uno scambio di campioni”.

Capra reagisce ridendo e non usa giri di parole: “Il giornalista Abbate diceva delle bestialità dal punto di vista scientifico, prive di alcun riscontro”. E aggiunge: “Rido a vedere uno che dice delle sciocchezze e tutti che sono lì a pendere dalle labbra di uno che dice delle sciocchezze”.

A quel punto interviene il conduttore: “Scusi Capra, però così non va bene”. Nuzzi riconosce al genetista le sue competenze, ma difende il suo ospite. Ricorda che Abbate fa il giornalista investigativo da tanti anni e che sta riferendo elementi che “in ambiente investigativo stanno avendo una loro sostanza”. Capra però non arretra e rivendica il proprio ruolo in studio: “Lei mi dà lo spazio perché mi chiamate, non sono io che chiedo”.

Abbate sposta allora il confronto sul piano procedurale, e lo fa con durezza: “Il problema, caro Capra, non sono io che dico le bestialità”. Secondo il giornalista, il RIS e lo stesso Capra avevano il dovere di comunicare tutto al pubblico ministero, che per legge deve raccogliere anche le prove a favore dell’indagato. Al centro della sua accusa c’è una parola usata nella relazione consegnata alla Procura: “Tracce ematiche, nella mia lingua, significa sangue”. Abbate sostiene che quella dicitura sia stata scritta nonostante il test OBTI, quello che identifica il sangue umano, avesse escluso la presenza di sangue. E chiude con un attacco personale: “Non siamo tutti scemi. La testa, l’intelligenza, la dignità, il decoro: cerchiamo ancora di usarli”.

Capra risponde sul terreno tecnico: “Non esistono tracce di sangue senza DNA”. Spiega che il test OBTI fu eseguito su altri prelievi, risultati negativi anche all’analisi genetica, che a suo dire è molto più sensibile. “Questo lo si sa dal 2007”, sostiene, perché le tracce originarie erano state asportate completamente.

Abbate insiste e chiede perché, quando il consulente della difesa domandò di eseguire il test OBTI, nessuno rispose che era già stato fatto. E perché quel test non risulti da nessun verbale. Capra replica che la richiesta riguardava una traccia specifica. Il responsabile delle analisi, spiega, aveva risposto che su tracce di un millimetro quel test non si poteva eseguire. Il botta e risposta si chiude senza che nessuno dei due ceda all’altro.

Nel finale la scena passa ad Angela Taccia, avvocata e amica di lunga data di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Al suo fianco c’è Armando Palmegiani, ex commissario capo della Polizia Scientifica, esperto di analisi delle tracce di sangue e consulente della difesa di Sempio. Taccia lo invita a chiarire: “Dottor Palmegiani, vuole spiegare?”.

Palmegiani torna sul parere che aveva redatto in precedenza, relativo alla parete delle scale della villetta, e lamenta che venga citato solo in parte: “Il mio parere è stato smentito dal consulente della Procura, perché ho detto che era impossibile che fosse Stasi, Sempio o qualunque altra persona a toccare quella parete dal gradino zero. Io ho parlato del primo e del secondo. Però quando viene citato il parere, questa piccola parte salta”.

“Salta? Magicamente?”, chiede ironica Taccia. “No, no”, risponde il consulente. “Battuta per battuta magicamente una bicicletta sparisce...” è la stoccata dell’esperto.

Diciannove anni dopo, il confronto sulle prove scientifiche del caso Garlasco resta apertissimo, dentro e fuori dalle aule giudiziarie.

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