C'è chi dice no

Scuola, gli studenti contro la violenza: “Devastare tutto non è la strada”

È il rito stanco dell’autunno

Attenzione, c’è un’illusione ottica che rischia di maturare intorno al racconto delle piazze violente degli studenti di venerdì. Iniziative sfociate negli scontri con le forze dell’ordine, nell’evocazione della violenza contro esponenti di governo. Un guazzabuglio in cui si è mescolato di tutto, dal carovita alla questione mediorientale, dall’ambiente alle armi. Ma più che altro, è il rito stanco dell’autunno: le occupazioni delle scuole e delle università, i piantatori di tende urbane per chiedere più alloggi universitari (mai come in questa fase, con il governo di centrodestra, sono stati attivati posti letto a prezzo calmierato). Le piazze cattive. Qualche tentativo, non troppo tranquillizzante, di un massimalismo importato dalla Francia. Dove risiede, dunque, l’illusione ottica sapientemente costruita dalla sinistra? Nel far credere che sia un’intera generazione a rendersi responsabile di questa brutta mobilitazione. No, non è così.

E ci sono manifestazioni di impegno pubblico che lo dimostrano. Lo si coglie, per esempio, nelle parole di è Alessandro Di Micco, portavoce nazionale dell’Ufficio di coordinamento nazionale delle Consulte studentesche. «In questi giorni, alcune città italiane sono teatro di varie proteste di gruppi, che rappresentano una minoranza di studenti, che criticano le politiche del governo, sotto lo slogan No Meloni Day». Una minoranza che, secondo Di Micco, non può pretendere di parlare a nome di tutti. E aggiunge: «Provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di governo e intimidendo tutti coloro che hanno deciso di non aderire alla protesta non è mai la strada giusta da intraprendere». C’è poi chi, dal versante della destra studentesca e universitaria, ha scelto di rispondere alla logica del blocco permanente con una proposta alternativa. Si chiama «Sblocchiamo tutto» la mobilitazione nazionale annunciata per sabato 24 ottobre a Roma da Nicola D’Ambrosio, presidente nazionale di Azione Universitaria, e Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione Studentesca. Una risposta, «A chi dice blocchiamo tutto». Il messaggio è quello di una generazione che non intende lasciare ad altri il monopolio della protesta. «Superare le logiche stantie, ridare voce a ciò di cui ha bisogno la nostra generazione, fare proposte concrete». La contrapposizione, è tra due modi di intendere la partecipazione pubblica: da una parte la devastazione come strumento politico, dall’altra la rappresentanza che prova a tradurre i bisogni in proposte.

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