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Tra Salvini e le urne c'è il Quirinale

Il vicepremier valuta l'ipotesi di tornare al voto. A frenarlo c'è solo l'incognita di cosa farà Mattarella

Tra Salvini e le urne c'è il Quirinale

Il ministro dell'Interno Salvini

Caro direttore, se non fosse per l’incognita su Mattarella e qualche piccola preoccupazione di carattere personale, Salvini oggi non avrebbe dubbi: elezioni anticipate subito. Favorito anche dal tracollo che sta subendo il M5Stelle per la inadeguatezza di molti suoi Ministri. A frenare la marcia trionfale del Capitano Matteo resta solo il generale inverno, con l’inevitabile diminuzione degli sbarchi. Ma sarà l'economia, nei prossimi mesi, a dettare l’agenda e non più l'emergenza immigrazione che ha tenuto così alta l’attenzione, facendo crescere a dismisura i consensi del leader leghista.

L’agenda economica è impietosa, con dati in costante peggioramento: si sono ridotti l’export, l’import, gli ordinativi e la produzione industriale. Inoltre, un documento riservato della BCE, circolato anche a Palazzo Chigi, al MEF e in Banca d’Italia, evidenzia che lo spread oltre i 500 punti per più di una settimana rischia di mettere in enorme difficoltà anche le più solide banche italiane, compresa la corazzata Banca Intesa. E la speculazione, con l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’UE e con il governo in crisi isterica su tutto, dai termovalorizzatori al fisco, passando per la giustizia, è già pronta sui blocchi di partenza. Con questo scenario da incubo, Salvini è sempre più indeciso sul da farsi, in un periodo in cui, oltre all’immagine del “macho duro e puro”, deve confrontarsi per di più con il “dopo Isoardi”, la quale ha trasformato una storia d’amore in una fiction, con tanto di foto e comprimari in cerca di notorietà, come lui stesso si è accorto a scoppio ritardato, senza che probabilmente le forze di Polizia che istituzionalmente vigilano su di lui lo abbiano allertato per tempo. Ma il vero punto interrogativo, anche dopo il franco incontro avuto con Silvio Berlusconi l’altra notte, resta Mattarella. Affinché questo governo non cada in seguito all’ennesima gaffe di qualche ministro, è stato già deciso il prossimo rimpasto, almeno di Toninelli e della Grillo, e l’arrivo di un nuovo sottosegretario alla Presidenza al posto di Giorgetti, sempre più a disagio con interlocutori così improvvisati, da Tria alla Trenta.

Se tutto precipitasse, però, Mattarella scioglierebbe le Camere o, consigliato dai cattocomunisti che lo assistono, tenterebbe la carta 5 Stelle-Pd? Resuscitando i vecchi compagni in astinenza dal potere e rilanciando l’ala pseudorivoluzionaria di Di Battista, rientrato come il figliol prodigo dal Sud America. È solo questo il dilemma di Salvini che, altrimenti, con il voto immediato porterebbe il centrodestra ben oltre il 40 per cento, approfittando dell’ultima occasione per far rientrare Berlusconi in Parlamento, prima che Forza Italia e il Cav non evaporino del tutto.

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