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Pensioni: Cida, lavoro resti al centro proposte su flessibilità

Roma, 10 feb. (Labitalia) - "Se si vuole nuovamente riformare il sistema pensionistico e renderlo più flessibile, occorre partire dal lavoro, in particolare per i giovani e le donne, poi migliorare e implementare tutti gli strumenti già in essere a sostegno della vita contributiva del lavoratore e, infine, evitare formule punitive per chi decide di anticipare il pensionamento". Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di Cida, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, al termine della riunione al ministero del Lavoro sulla flessibilità delle pensioni. "Occorre - ha spiegato - grande prudenza quando si decide di modificare i sistemi previdenziali: la legge Fornero e Quota 100, con le dovute differenze, dimostrano che spesso gli effetti indesiderati sono superiori alle previsioni e si protraggono nel tempo. Per questo nelle nostre proposte abbiamo ribadito la centralità del lavoro, e quindi della formazione, del rapporto con la scuola, degli stage, dei manager-tutor, la necessità di aumentare il reddito disponibile e, quindi, anche avere più contributi".

Fatta questa premessa, ha detto, "non ci siamo sottratti al tema della flessibilità, che per Cida è espressione della libera volontà del lavoratore". "Bene quindi a tutti gli strumenti che rendano più agevole una scelta personale. Alcuni sono già presenti nel nostro sistema: l’Ape sociale, l’Ape aziendale e volontaria (che andrebbero ripristinate), la Rita", ha sottolineato.

"Altri - ha chiarito Mantovani - possono essere inseriti, non in senso assistenziale, ma nella logica di fornire un adeguato ‘cassetto degli attrezzi’ previdenziali al giovane lavoratore. Pensiamo a formule assicurative, collegate al ‘secondo pilastro’ della previdenza complementare e finalizzate alla copertura di eventuali ‘buchi’ contributivi in caso di disoccupazione o perdita della capacità lavorativa (long term care)". "Certamente - ha aggiunto - la decisione di anticipare il pensionamento non può essere penalizzata oltre un certo livello, così come non crediamo sia opportuno bloccare la correlazione fra speranza di vita e l’età pensionabile, visto che i coefficienti di trasformazione sono già ‘tarati’ in tal senso".

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