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Ecco MyEye 2.0, l'occhio tecnologico che racconta il mondo agli ipovedenti

Abbiamo provato il dispositivo, da applicare sugli occhiali, che legge testi e riconosce volti

Ecco MyEye 2.0, l'occhio tecnologico che racconta il mondo agli ipovedenti

Macchie sfocate di colore, figure irriconoscibili, peggio ancora: il buio totale, dopo un incidente, una patologia o dalla nascita. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili – vecchi ormai di tredici anni – in Italia ci sono 362 mila persone non vedenti; un milione e mezzo sono invece gli ipovedenti. Persone che faticano a vivere in un mondo in cui tutto, dai marciapiedi ai menù dei ristoranti, è progettato e costruito per chi ci vede non bene ma benissimo, e in una società che ancora fatica ad accettare le disabilità. In questo contesto può muoversi il lato più umano della tecnologia, quello che migliora la vita delle persone.

La cecità è una condizione impossibile da simulare e anche solo immaginare per un vedente. Si può solo provare a rendersi conto quanto i gesti più banali possano diventare difficili quando si vive al buio. È quello che ho tentato di fare durante un’ora e mezzo di test di OrCam MyEye 2.0, un occhio tecnologico che si aggancia con un magnete su una delle due stanghette degli occhiali diventando un assistente che rende più semplice la vita per non vedenti e ipovedenti.

Il dispositivo è sviluppato e prodotto da OrCam Technologies, una start up israeliana fondata nel 2010. Dopo cinque anni di progettazione e testing, nel 2015 è arrivato sul mercato il primo OrCam MyEye, seguito due anni dopo da una versione 2.0. Il dispositivo pesa 28 grammi ed è composto da una smart camera wireless, una batteria, alcuni comandi touch e un piccolo altoparlante. Le dimensioni sono ridotte, non sbilancia gli occhiali e il design è molto discreto, ma il dispositivo si nota e a un primo approccio può sembrare invadente. Con un po’ di abitudine però non ci si fa più caso.

Le funzionalità - Il minimo ingombro diventa trascurabile in proporzione alle tante funzionalità. OrCam MyEye 2.0 legge tutto ciò che gli viene posizionato davanti, anche testi molto piccoli e male illuminati, grazie al led integrato. Menù, libri, giornali: la smart camera nel giro di qualche secondo elabora le immagini e identifica i testi, che vengono letti dall’assistente vocale. In generale, nonostante il disorientamento iniziale, il dispositivo mi è sembrato preciso nella lettura e poco invadente: la voce dell’assistente è al volume giusto per essere compresa solo da chi lo indossa. Nel caso degli ipovedenti è poi possibile indicare solo l’area del foglio che ci interessa. Il dispositivo riesci infatti a interpretare i gesti di chi lo indossa: se si mette la mano davanti agli occhi si interrompe la lettura, mentre muovendo il braccio come per guardare l’orologio l’assistente ci dirà l’orario. 

Un’altra funzionalità fondamentale del MyEye è quella del riconoscimento dei volti. Con la smart camera è possibile memorizzare il volto di un amico o parente, che dovrà mettersi in posa per pochi secondi, e associarlo a un nome. Conclusa l’operazione, appena quel viso entrerà nel capo visivo del MyEye l’assistente vocale ci dirà il nome della persona. Il funzionamento è impeccabile, ma qualche dubbio sorge spontaneo: il dispositivo memorizza i volti delle persone e li manda a chissà quale server? No, non c’è connessione a internet e soprattutto la camera non fotografa il viso, ma rileva solamente i tratti somatici. La memoria interna può conservare 100 volti. Più o meno lo stesso processo è alla base anche del riconoscimento delle banconote e dei prodotti di consumo tramite il codice a barre.

Caratteristiche tecniche e usabilità - Il dispositivo è molto fragile e bisogna stare attenti soprattutto durante i primi giorni di utilizzo; la batteria ha un’autonomia non eccezionale di un’ora e mezzo, ma si ricarica a una presa di corrente o alla power bank – compresa nella confezione di vendita – fino al 70% nel giro di 40 minuti. Per ora MyEye viene venduto e preimpostato per la lettura di due lingue: quella del paese di utilizzo più l’inglese; in futuro sarà prevista la possibilità di aggiungere, a pagamento, una terza lingua. A proposito di pagamenti, due le versioni del dispositivo: una con solo lettura venduta al prezzo di 3500 euro; una completa di tutte le funzionalità a 4500 euro.

Non per tutte le tasche, ma dall’utilità indubbia, non solo per facilitare la vita quotidiana e rendere più autonomi non vedenti e ipovedenti, ma anche per favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro per lo svolgimento di compiti più complessi rispetto a quelli di solito assegnati alle persone con disabilità. Senza contare le grandi possibilità che lo sviluppo costante di una tecnologia simile potrebbe riservare per il futuro. Insomma, oltre ogni possibile difficoltà di utilizzo iniziale o le piccole imprecisioni del dispositivo, OrCam MyEye potrebbe aggiungere un pizzico di luce nella realtà di chi vede poco o niente. 

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