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Cesanese del Piglio, una festa lunga tre giorni

Fino a domenica la sagra dell'uva nel paese omonimo in Ciociaria. Storia del primo vino  Docg del Lazio

Un vino «antico» conosciuto da sempre a Roma e in buona parte del Lazio, che ha avuto un periodo di oblio ma che negli ultimi anni è tornato prepotentemente a far parlare di sé. Anche per merito di alcuni produttori più attenti che hanno iniziato a investire nella qualità. È il Cesanese del Piglio, protagonista assoluto fino a domenica 5 della 41ª sagra dell’uva che si svolge nel paese omonimo in provincia di Frosinone, un piccolo borgo adagiato su una collina e completamente circondato da vigneti. Gli stessi che, probabilmente, piantarono i romani estendendoli poi in tutta la regione. E durante il week end nel piccolo paese ciociaro vengono riaperte le antiche cantine del centro storico con la possibilità di pranzare anche con i prodotti tipici locali. L’uva che viene usata per la produzione di questo vino è quella più pregiata, il Cesanese di Affile, diversa dalla tipologia Comune perché più profumata, con aromi di viola e di mora, leggermente più zuccherina e con tannini un po’ meno aggressivi. E il Cesanese del Piglio – diventato nell’agosto del 2008 prima Docg del Lazio – è figlio diretto di quel vitigno, visto che per disciplinare il 90 per cento dell’uva deve arrivare da viti coltivate nel territorio di Affile e accompagnate da un 10% di altri vitigni, tra cui Sangiovese, Trebbiano, Montepulciano e Bombino. Ma la vera scommessa dell’ultimo decennio è stata quella di far diventare un vino che tra gli anni ’80 e ’90 aveva iniziato una lenta discesa qualitativa di nuovo un fuoriclasse. Scommessa vinta da alcune cantine che hanno scommesso su un Cesanese di Affile in purezza. Come la Coletti Conti, premiata dalla guida della Fondazione Italiana Sommelier con cinque grappoli per il suo Cesanese del Piglio superiore Romanico 2011: o l’azienda Formiconi che ha conquistato lo stesso punteggio con il Cesanese di Affile Capozzano Riserva 2011.

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