C’è quella che Eva volle far assaggiare ad Adamo (ma qualcuno dice fosse un melograno), che però alla prima coppia dell’umanità non fece granché bene. C’è quella che venne data in premio ad Afrodite come riconoscimento della sua superiore bellezza fra tutte le dee dell’Olimpo (e, come vedremo, il riferimento alla bellezza non è casuale). C’è, poi, quella usata come bersaglio da Gugliemo Tell e quella che indusse Newton alla geniale intuizione sulla legge di gravità. Protagonista, suo malgrado, di leggende, racconti biblici, esperimenti scientifici e loghi di successo (la Apple record fondata dai Beatles e la Apple inc. fondata da Jobs), la mela è un frutto antichissimo. Proviene dall’Asia centrale e risale al neolitico. Ma soprattutto è un toccasana. Nel nostro Paese, sulla carta, ne esistono oltre mille varietà, dall’Annurca, alla Golden Delicious, dalla Fuji alla Renetta (grigia o standard), dalla Stark alla Pink Lady. Tutte fanno bene alla salute, qualcuna più di altre. Chi non conosce il detto: «una mela al giorno leva il medico di torno»? Ebbene, alla luce di recenti ricerche mediche, potrebbe essere modificato in «una mela al giorno leva l’oncologo di torno». È questo, infatti, il titolo di uno studio internazionale pubblicato da ricercatori italiani sugli «Annals of oncology», che ha dimostrato come il rischio di cancro per i consumatori di questo frutto scende del 21% nel caso di malattia del cavo orale, del 25 per il tumore esofageo, del 20 per quello del colon retto, del 18 per il cancro alla mammella, del 15 per quello ovarico e del 9% per quello alla prostata. Inoltre, secondo uno studio dell’università di Oxford, il consumo regolare di mele potrebbe evitare la morte per ictus o per infarto di circa 9.000 persone all’anno. Come mai? Semplice: il «frutto del peccato» contiene polifenoli, flavonoidi e vitamine fondamentali, come la A, vari tipi della B, la C e la E. Per non parlare di acido folico, niacina e carotenoidi. Sostanze che tengono sotto controllo il colesterolo «cattivo» (Lld), innalzano quello «buono» (Hdl), hanno proprietà antiossidanti, combattono l’invecchiamento della pelle e favoriscono la motilità intestinale. E hanno un effetto simile a quello dei farmaci a base di statine, senza tuttavia «danni collaterali». Pochi sanno, poi, che i benefici si estendono alle vie respiratorie, e sono superiori a quelli degli agrumi, e alla prevenzione di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. Non solo. Grazie alla pectina, le mele contribuiscono ad eliminare dal corpo le sostanze tossiche. E possono essere utilizzate esternamente come esfolianti. La maggior parte di queste proprietà, però, sono contenute nella buccia e, quindi, bisognerebbe mangiare le mele senza toglierla. Quindi, meglio se biologiche. Altrimenti si rischia di assumere anche gli anticrittogamici. E il riferimento, fiabesco in questo caso, andrebbe inevitabilmente a quelle, velenose, di Biancaneve.
Melamangio
Originaria dell’Asia centrale ne esistono oltre mille varietà Buona e salutare perché ricca di polifenoli e vitamine
