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Il gran signore di Valle Castellana è il «marrone»

Valle Castellana, comune ricco di storia, borghi medievali, la leggenda di Castel Manfrino, torre difensiva del 1263 fatta edificare su un antico castrum romano da Manfredi di Svevia, Re di Sicilia,...

Valle Castellana, comune ricco di storia, borghi medievali, la leggenda di Castel Manfrino, torre difensiva del 1263 fatta edificare su un antico castrum romano da Manfredi di Svevia, Re di Sicilia, il cui tesoro e forse anche le spoglie, dovrebbero essere qui seppellite. Tanta storia anche nella produzione locale, primo fra tutti il Marrone di Valle Castellana che trae origine dalla coltura dei castagneti risalente al XIII secolo. La zona, in provincia di Teramo, è nella Comunità Montana della Laga, fra castagneti secolari, corsi d’acqua, vecchi mulini in disuso. Il Marrone locale, appartenente al gruppo del marrone fiorentino, è classificato come Prodotto agricolo tradizionale della Regione Abruzzo. Dalla forma ovale-ellittica, polpa molto gustosa, dolce, di colore bianco-crema: il pericarpo è di colore marrone lucido con striature rossastre, la pellicola esterna del seme è sottile facilmente separabile. Raccolto in autunno, nelle quote più basse per battitura dei rami costituendo le cosiddette «ricciaie» dove i marroni sono lasciati fino a dicembre, attendendo che i ricci si aprano naturalmente e commercializzando poi direttamente. Nelle zone ad altezze più elevate, come a Morrice e Pietralta (800-1000 metri), dove la maturazione è ritardata di circa 15 giorni, si attende la naturale caduta al suolo. Qui il frutto viene stabilizzato con immersione in acqua per circa sei giorni, poi lo si asciuga in modo da poterlo commercializzare nei mesi che seguono. Durante la Festa della Castagna e nelle case di zona, il marrone è gustato con l’accompagnamento di vino novello. Senza contare le marmellate, i marroni sciroppati, le zuppe di legumi con castagne e funghi.

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