A pranzo con De Andrè. Tra i carruggi della Superba è normale. Se vi fermate alla trattoria «A’ Lanterna», gestita dalla Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don Gallo, c’è un menu ispirato a «Creuza de Mä» di Faber: frittûa de pigneu (frittura di latterini), lasagne cö tucco (sugo di carne), còniggio a ligure (al posto del pasticcio di lepre di tegole di cui canta Faber), ûga gianca e vino giancu de Purtufin. Purché prenotiate con due settimane di anticipo, farete i marinai che s’asciugavano le ossa da Andrea (come dice la canzone). Anche se in via Milano 134/r l’osteria è marinara e ci sono Anna e Francesca ai fornelli (tel. 010-256425), il pranzo è servito nella «capitale» dei cantautori, dove da una poesia di Fabrizio De Andrè scritta a un amico su un tovagliolo di un bar, dopo una notte di follie e bevute, può nascere un inedito come «Le onde del sonno» dell’ex New Trolls Vittorio De Scalzi. È la magia che corre per i vicoli e per i palazzi del centro storico, dove è nata la «scuola genovese» cui il Comune punta per ripercorrere la vita di alcuni tra i più grandi «chansonniers» dell’ultimo secolo. Dopo aver gustato un caffè al bar Berto in piazza delle Erbe, dove un giovanissimo Fabrizio De Andrè giocava a carte con gli amici, potete rimanere nel cuore della città vecchia. È il consiglio di Laura Monferdini, responsabile contenuti del Museo Faber, viadelcampo29rosso: «Avete mai gustato una farinata di ceci in una delle più antiche friggitorie genovesi? Vedrete uscire dal forno rigorosamente a legna un gigantesco tegame di rame che racchiude una distesa giallo oro fumante come nella canzone «Megu megùn», ‘na fainà ch’a sùa, che vi fa venire l’acquolina in bocca prima ancora che la possiate gustare. E mentre aspettate, davanti al bancone o al tavolo, potete concedervi il lusso, senza pensare alla dieta, di un cartoccetto di latterini rigorosamente fritti, annaffiati da un bianco della casa ma tipico della Liguria dove sapori, musica e canzoni costituiscono non solo un richiamo turistico eccezionale, un autentico tour gastronomico ma rappresentano la meritata pausa di ogni buon genovese che si voglia concedere un intervallo ristoratore prima della riprendere il lavoro». Non siete soddisfatti? Avete voglia di una fetta di saporita cima alla genovese? «Beh, allora qui si entra nel campo della poesia pura e un pensiero alla «Cimma» di De André é indispensabile, perché ti si apra un mondo e ti si riveli un rituale di antica preparazione che affonda le sue radici in una segreta filastrocca recuperata da Fabrizio che, non solo ci parla di ingredienti, ma di streghe, di scongiuri da fare perché il piatto, uno dei più rinomati e di difficile preparazione della cucina ligure riesca alla perfezione», conclude Monferdini. Per gli appassionati della pasta immancabili le lasagne, da fiddià ai quattru tucchi o con il ragù: solo così il palato é soddisfatto. Magari da gustare ascoltando la canzone d’autore che a Genova viaggiano all’unisono col cibo.
Genova tra musica e palato
Dai menù costruiti sulle note del grande Fabrizio De Andrè ai piattti schietti e sinceri di una Liguria mai doma in cucina
