BOLGHERI Un’origine lontana, un presente notevole e un futuro di sicuro prestigio. È la storia del Sassicaia una delle eccellenze del Made in Italy azienda vinicola arrampicata sulle colline di Bolgheri a due passi dallo splendido mare della bassa costa Toscana. Una di quelle cose che il resto del mondo ci invidia, non solo per la qualità del prodotto finale, ma anche per la capacità di restare fedeli alle vecchie tradizioni pur producendo circa duecentomila bottiglie l’anno. Settantasette ettari di vite doc (l’intera doc della zona arriva a 1400 ettari), partite dal primo insediamento risalente al 1944 e che resta tutt’ora il più alto dell’intera filiera. La particolarità di questa vite è infatti il suo impianto in diverse altezze della costa: dai seicento metri della prima del ’44, fino a un minimo di sessanta sul livello del mare. La cosa consente, dopo un attenta selezione delle uve, di avere un’acidità diversa che si miscela assieme alla perfezione. Devono averlo intuito gli avi del Marchese Incisa della Rocchetta, perfetto padrone di casa, che nel ’68 decisero di trasformare questo fino familiare, in qualcosa da mettere in commercio. Risale infatti proprio a quell’anno la prima etichetta in vendita del prestigioso Sassicaia. Un vino che ha bisogno del tempo giusto per essere gustato nella sua completezza: la «casa» consiglia di aprirlo non prima di otto anni dall’imbottigliamento e lo considera pronto al decimo anno di invecchiamento. Non a caso le due cantine che abbiamo visitato contengono le annate 2011 e 2010. Ci introduce a questi delicati passaggi Elena Brachini che è molto più di una semplice PR ma vive di questo prodotto e di questa azienda che dall’artigianato ha saputo evolversi fino a diventare una struttura moderna. Il Sassicaia viene lasciato per due anni in botti piccole (225 litri) di rovere francese prima di essere imbottigliato. Da questo momento passano tra i sei mesi e l’anno prima della messa in vendita. Un mercato che, nonostante le apparenze, è italiano per il 40% del prodotto. Il resto, ovviamente è export soprattutto negli States ma anche nei nuovi mercati asiatici e in molte nazioni dell’Europa: Inghilterra, Germania e Svizzera su tutte. La produzione? Circa 200.000 bottiglie l’anno che andranno in vendita (alla cantina) al prezzo di circa 150 euro l’una: ovviamente per l’ultima annata perché per quelle più richieste i prezzi volano rapidamente alle stelle. Ma non solo vino, perché dall’altra pare della strada, sul lungo viale di cipressi che porta al borghetto di Bolgheri, c’è l’Osteria di San Guido: praticamente il risvolto «mangereccio» della stessa azienda. Lì, oltre alla possibilità di acquistare tutti i prodotti della Tenuta di San Guido (ci sono anche le etichette Guidalberto da 35 euro e Le Difese l’«entry-level» da 17), si mangia: tanto e bene. Poche pretese, si tratta pur sempre di un’Osteria, ma la genuinità delle carni e la bontà dell’olio locale fanno la differenza. Imperdibile il cinghiale in salmì. Altri locali consigliati nella zona, all’interno delle mura di Bolgheri, sono «L’uva nera» e La Bottega di Elena»: difficile restare delusi.
All’ombra dei cipressi di Bolgheri riscoprendo il «mito» Sassicaia
Un’origine lontana, un presente notevole e un futuro di sicuro prestigio. La storia di una delle eccellenze del Made in Italy
