Cerca
Edicola digitale
+

Regno Unito, alla Camera dei Lord si discute la messa al bando della Fratellanza Musulmana

  • a
  • a
  • a

Mettere al bando la Fratellanza Musulmana può bastare a fermarne l’influenza? A Londra la questione è arrivata alla Camera dei Lord, dove parlamentari britannici, ex ministri ed esperti hanno discusso apertamente delle reti legate all’islamismo politico, dei loro finanziamenti e degli strumenti utilizzati per mantenere una presenza in Europa. È il tema attorno al quale si è sviluppato il sesto Forum annuale di TRENDS sull’Islam politico, al quale ha partecipato anche Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo del Milton Friedman Institute.

Mohammed Abdullah Al Ali, presidente di TRENDS Group, ha posto una premessa: Islam e islamismo indicano due realtà differenti. Il primo appartiene alla dimensione religiosa, spirituale e culturale; il secondo utilizza la religione per perseguire potere e influenza politica. Una distinzione necessaria anche per evitare che un movimento ideologico possa presentarsi come rappresentante dei musulmani europei.

Sul caso britannico si è soffermato Khalifa Mubarak Al Dhaheri, direttore della Mohammed Bin Zayed University for Humanities. Nel Regno Unito, ha spiegato, operano da decenni individui e istituzioni associate ai Fratelli Musulmani e all’Islam politico. Il rischio emerge quando l’appartenenza ideologica viene anteposta alla cittadinanza, favorendo la nascita di «società dentro le società».

Lord Walney ha indicato un «punto cieco» sfruttato per entrare nel settore delle organizzazioni benefiche e dell’istruzione, chiedendo maggiore cooperazione internazionale e condivisione di intelligence. Baroness Foster of Oxton ha spostato l’attenzione sul denaro, proponendo controlli più rigorosi sui fondi e sulle agevolazioni fiscali riconosciute alle charity.

È però sulla possibilità di vietare la Fratellanza che il confronto è diventato politico. Daniel Kawczynski ha chiesto al ministero dell’Interno di rispondere alle richieste di inserire i Fratelli Musulmani tra le organizzazioni terroristiche. Lady Olga Maitland ha sollecitato nuove norme contro quello che ha definito «estremismo morbido», mentre Matthew J. Leavitt, del Labour Party, ha invitato Londra a studiare le esperienze di Austria, Germania e Francia.

Bertoldi ha affrontato l’altro lato della questione: cosa accade dopo un eventuale divieto. Mettere al bando un’organizzazione, ha osservato il direttore esecutivo del Milton Friedman Institute, può non essere sufficiente se rimangono disponibili gli strumenti attraverso cui le sue idee vengono diffuse. Tra questi ha indicato l’intelligenza artificiale, capace di moltiplicare produzione e circolazione dei contenuti.

Tom Wilson, presidente del Counter Extremism Group, e Alan Mendoza, direttore esecutivo della Henry Jackson Society, hanno affrontato invece le organizzazioni di facciata e le difficoltà giuridiche e mediatiche nel documentarne pubblicamente le attività. Hanno annunciato la campagna «Ban the Brotherhood» e proposto di ricorrere al privilegio parlamentare per rendere pubbliche informazioni difficili da esporre attraverso altri canali.

Sir Oliver Dowden, ex vice primo ministro, ha affrontato i legami tra Fratelli Musulmani ed estremismo e i possibili rischi per il Regno Unito. Andrew Davies, professore all’Università di Birmingham, ha sostenuto l'utilità di divieti mirati contro le organizzazioni che minacciano la coesione sociale e il pluralismo religioso.

Il confronto ha riguardato anche la prevenzione. Il maggiore Jason Olson, ufficiale della Marina statunitense ed ex funzionario impegnato nel contrasto all’estremismo, ha indicato nella scuola uno dei primi terreni su cui intervenire. Markus Sheff, amministratore delegato di IMPACT-se, ha insistito sul pensiero critico e sull’alfabetizzazione digitale.

Phil Rosenberg, presidente del Board of Deputies of British Jews, ha ricordato che tra le principali vittime dell’estremismo figurano gli stessi musulmani. L’imam Mohammed Tawhidi, consigliere di TRENDS per il contrasto all’estremismo, ha definito i Fratelli Musulmani la «società madre» di organizzazioni come al-Qaeda, ISIS e Hamas, precisando che la grande maggioranza dei musulmani occidentali respinge questa impostazione.

A completare il quadro, il Global Brotherhood Power Index 2025: l’Europa si colloca al 17%, dietro alle Americhe con il 24,8%, all’Asia con il 22,5% e all’Africa con il 20,2%. Hamad Al Hosani, ricercatore di TRENDS, ha descritto strutture flessibili, capaci di operare attraverso istituzioni comunitarie.

Il nodo discusso a Londra è dunque quello che si apre dopo un eventuale bando. Sciogliere una sigla è una decisione giuridica; impedire che finanziamenti, organizzazioni collegate e nuovi strumenti digitali ne conservino la capacità di influenza è il problema politico che resta sul tavolo.

Dai blog