Dottoressa Mariastella Giorlandino: "Lo stalking del futuro sarà digitale, invisibile e sempre più difficile da riconoscere"
Se fino a pochi anni fa lo stalking era associato principalmente a pedinamenti, telefonate insistenti e appostamenti, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali sta modificando profondamente le modalità attraverso cui possono manifestarsi comportamenti persecutori e ossessivi. Lo stalking del futuro potrebbe essere meno visibile, ma potenzialmente ancora più invasivo, perché capace di entrare nella vita quotidiana delle persone attraverso strumenti che utilizziamo ogni giorno.
L'evoluzione dell'intelligenza artificiale, dei dispositivi connessi e dei sistemi di raccolta dei dati personali apre infatti scenari inediti. Uno stalker potrebbe monitorare gli spostamenti della vittima attraverso smartphone, smartwatch, automobili connesse o dispositivi domestici intelligenti, raccogliendo informazioni sulle sue abitudini, sui luoghi frequentati e sulle relazioni personali. A differenza dello stalking tradizionale, la persecuzione potrebbe avvenire a distanza, in modo quasi invisibile e continuo.
Tra i rischi emergenti vi è anche l'utilizzo dei cosiddetti deepfake, immagini, video e registrazioni audio create artificialmente grazie all'intelligenza artificiale. Queste tecnologie potrebbero essere impiegate per diffondere contenuti falsi, screditare una persona, simulare conversazioni mai avvenute o esercitare forme di pressione psicologica particolarmente difficili da contrastare.
Anche gli ambienti virtuali e le future piattaforme immersive potrebbero diventare nuovi spazi nei quali si manifestano molestie e comportamenti persecutori. La progressiva integrazione tra vita reale e dimensione digitale rende infatti sempre più sottile il confine tra ciò che accade online e le conseguenze che tali azioni producono nella vita concreta delle persone.
Di fronte a questi scenari, la prevenzione rappresenta la prima e più efficace forma di tutela. È fondamentale promuovere una diffusa educazione digitale, insegnando fin dall'età scolastica a proteggere i propri dati personali, a utilizzare correttamente gli strumenti tecnologici e a riconoscere i segnali di possibili violazioni della privacy. Accessi sospetti agli account, localizzazioni non autorizzate, richieste insistenti attraverso più canali o la diffusione di informazioni private possono rappresentare campanelli d'allarme da non sottovalutare.
In questo contesto assume particolare importanza il lavoro svolto dalla Fondazione Artemisia ETS, da anni impegnata nella promozione della salute, della prevenzione e della tutela delle persone più vulnerabili. Attraverso attività di sensibilizzazione, formazione e informazione, la Fondazione contribuisce a sviluppare una maggiore consapevolezza sui rischi connessi alle nuove tecnologie e sull'importanza di costruire strumenti di protezione adeguati alle sfide del presente e del futuro.
Come sottolinea la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, la vera sfida dei prossimi anni sarà quella di affiancare all'innovazione tecnologica una crescita della cultura della sicurezza e della responsabilità digitale. Se la tecnologia può migliorare la qualità della vita, può anche essere utilizzata in modo distorto per controllare, intimidire o perseguitare. Per questo motivo è necessario investire nella prevenzione, nell'educazione e nel supporto alle vittime.
Lo stalking del futuro potrebbe non presentarsi più sotto forma di una presenza fisica costante, ma attraverso una sorveglianza digitale silenziosa e pervasiva. Prepararsi a riconoscerlo e contrastarlo significa difendere non soltanto la propria privacy, ma anche la propria libertà personale e il proprio benessere psicologico.
Dai blog
Geo-podcasting, ecco la realtà aumentata con suoni e voci
Francesca Michielin: "Sui social la nuova caccia alle streghe"
L'annuncio di Fausto Lama: "Coma_Cose? Non escludo il ritorno"