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Presentato il libro di Giada Messetti “Quando tornano le rondini - Friuli 1976: memorie di un terremoto”

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È stato presentato presso la Sala stampa della Camera dei deputati, il libro “Quando tornano le rondini - Friuli 1976: memorie di un terremoto” di Giada Messetti, su iniziativa dell’on. Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“Ho voluto fortemente questa presentazione perché credo che l’opera di Giada Messetti sia un omaggio necessario e significativo al Friuli Venezia Giulia e al Paese intero, in occasione del 50esimo anniversario del terremoto. Oggi più che mai abbiamo il dovere morale e civile di custodire quella memoria e di trasmetterla alle nuove generazioni”, ha dichiarato il Presidente Walter Rizzetto.

La notte del 6 maggio 1976 una scossa di magnitudo 6.5 cambiò per sempre la storia del Friuli. L’Orcolat, l’Orco delle leggende popolari friulane, devastò centinaia di paesi tra le province di Udine e Pordenone, provocando 990 vittime, oltre 3mila feriti e più di 100mila sfollati. Furono 18mila le case completamente distrutte e 75mila quelle danneggiate.

Dopo i saluti del sindaco di Gemona del Friuli, Roberto Revelant, sono intervenuti, oltre all’autrice e al deputato di Fratelli d’Italia, il presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga; Mila Brollo e Claudio Sandruvi, sindaco di Montenars, in provincia di Udine, testimoni diretti del sisma. L’evento è stato moderato dalla giornalista e scrittrice Raffaella Silvestri.

“Quando tornano le rondini- Friuli 1976: memorie di un terremoto” intreccia memoria familiare e racconto collettivo, dando voce a chi attraversò quei giorni, dall’emergenza alla ricostruzione. L’autrice e sinologa friulana è nata a Gemona, uno dei luoghi simbolo della devastazione. Sua madre, Mila Brollo, perse tutto nel terremoto. Suo padre Augusto arrivò invece in Friuli per prestare soccorso come volontario. A Gemona conobbe Mila e, qualche anno dopo, nel 1981, nacque Giada, “figlia del terremoto”, come si definisce. Figlia di una storia segnata dal dolore, ma anche dalla solidarietà, dall’amore e dalla speranza.

“Ho voluto scrivere questo libro - ha affermato Giada Messetti - che parla di vita e non di morte perché nel mio girare il mondo mi sono resa conto che tra chi ha meno di 50 anni non esiste memoria di questo importante evento storico”.

Il titolo richiama uno degli elementi più simbolici del racconto, le rondini e i loro nidi, scomparsi insieme alla casa distrutta dal sisma. Il loro ritorno diventa, nel libro, un’immagine di memoria e ricostruzione, il segno di una vita che può riprendere anche dopo la perdita. Un’immagine che attraversa l’opera e ne consegna il messaggio più profondo anche alle nuove generazioni.

Per Rizzetto: “Non fu soltanto un evento drammatico nella storia del Friuli, ma anche l’inizio di una risposta istituzionale e civile destinata a lasciare un segno duraturo. A pochi giorni dal sisma, proprio il 13 maggio 1976, il Governo approvò il decreto d’urgenza n. 227 che affidò alla Regione Friuli Venezia Giulia un ruolo centrale nella ricostruzione. Fu una scelta decisiva, perché riconobbe il valore dei territori e li mise in condizione di contribuire direttamente alla rinascita delle comunità colpite, aprendo la strada a un metodo nuovo nella gestione dell’emergenza e della ripartenza, in un patto solidale che ha coinvolto istituzioni e cittadini. Il modello Friuli nacque anche da qui, dalla capacità di tenere insieme soccorso, lavoro, ricostruzione e identità. Non si trattò soltanto di restituire case e imprese, ma di ricomporre un tessuto umano e sociale, preservando l’anima di una comunità che non voleva perdere sé stessa.

È da qui che nasce la forza dei friulani, espressa egregiamente in queste pagine: da un legame profondo con le proprie radici e con una terra che ha tremato, ma non si è spezzata. In quindici anni tutto venne ricostruito secondo il principio del ‘dov’era e com’era’. Ancora oggi quell’esperienza, il modello Friuli, resta un esempio di resilienza, concretezza e buon governo, riconosciuto in Italia e a livello internazionale. Il mio Friuli, il nostro Friuli, è questo: una comunità che non dimentica il dolore, ma sa trasformarlo in responsabilità e rinascita”.

Anche per il presidente del FVG Massimiliano Fedriga “Il 50esimo anniversario è un passaggio importante per non relegare il terremoto del Friuli a un semplice fatto storico. Fu una tragedia segnata da una sofferenza enorme e da quasi mille vittime, ma da quel dramma nacque anche la forza di ripartire”.

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