La versione di Bandecchi: è il superbonus che ha procurato il danno
"La responsabilità del mancato obiettivo del 3% per solo mezzo decimale è del Governo e di tutto l’apparato tecnico burocratico dello Stato, che ha evidentemente commesso gravi errori di valutazione, ma il vero danno, che ha devastato i conti italiani per i prossimi decenni e ci tiene ancora bloccati è quello provocato da Superbonus e Bonus Facciate che portano la firma di Conte e del Pd". Lo afferma Stefano Bandecchi, fondatore e leader di Dimensione Bandecchi.
"Quell’operazione ha bruciato il presente ed il futuro del Paese. Il deficit al 3,1% del PIL certificato da ISTAT ed Eurostat per il 2025 significa che avrà anche nel 2026-2027 meno spazio per usare la spesa pubblica a sostegno di crescita, lavoro e imprese. Il superamento, anche minimo, della soglia del 3% comporta infatti vincoli rigidi: meno possibilità di tagliare le tasse, meno risorse per investimenti e meno libertà nella gestione dei conti pubblici in un contesto in cui il PIL cresce solo dello 0,5%", continua la nota.
"Il punto per il Governo, però, non è solo il risultato finale. È il fatto che le previsioni siano state costruite senza un vero margine di sicurezza, come se i conti potessero essere precisi al decimale. In realtà è bastata una piccola variazione delle stime per superare la soglia - dichiara ancora Bandecchi - A questo si aggiunge il peso delle decisioni del passato: Superbonus 110% e Bonus Facciate introdotti dal Governo Conte – Partito Democratico, che hanno avuto un impatto pesantissimo sui conti pubblici. Secondo i dati ufficiali, il costo del Superbonus ha raggiunto 122 miliardi di euro, mentre il totale dei crediti fiscali dei bonus edilizi supera i 219 miliardi. Il dato più grave è la sproporzione tra costi e beneficiari: secondo i dati ENEA, gli interventi asseverati sono circa 502.919. Su un patrimonio immobiliare di oltre 35 milioni di unità significa che il beneficio diretto ha riguardato circa l’1,4% degli immobili esistenti. Ai danni diretti si aggiunge la beffa delle frodi che l’Agenzia delle Entrate ha quantificato in circa 15 miliardi di euro, tra crediti bloccati e sequestri. Per capire la portata di queste risorse basta ragionare in termini concreti: I 122 miliardi del Superbonus equivalgono quasi all’intera spesa sanitaria annuale del Paese, che si colloca tra 130 e 135 miliardi. Con metà delle risorse sperperate si sarebbe potuto risolvere ogni problema in ambito sanitario, dalle strutture alle assunzioni di personale".
"Si sarebbe potuto investire sulla sicurezza, con più uomini, mezzi e tecnologie. Si sarebbe potuto rafforzare il sistema energetico riducendo la dipendenza dall’estero. Si sarebbe potuto intervenire in modo strutturale sul taglio del cuneo fiscale, aumentando il reddito netto di lavoratori e imprese. Si sarebbe potuto sostenere in modo stabile famiglie, anziani e soggetti in difficoltà, su affitti, mutui e assistenza.
In questo quadro, la risposta non può essere né ideologica né emergenziale. Serve una linea pragmatica: utilizzare i margini disponibili per ridurre il costo del lavoro, sostenere in modo selettivo gli investimenti produttivi e intervenire su energia e infrastrutture strategiche. Per uscire dalla stagnazione, con gli attuali margini di bilancio, non servono infatti nuove spese generiche ma una scelta chiara di priorità: meno sprechi, più crescita, più lavoro e un uso più efficiente della spesa pubblica", conclude.
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