Moda Made in Italy, un modello di strategia industriale da 4 miliardi
Confindustria Accessori Moda e Confindustria Moda hanno presentato, alla Camera dei Deputati, le Linee Guida del Piano Industriale per il Sistema Moda Italia da loro redatto, durante l’evento “L’impatto delle crisi globali sul Made in Italy. Prospettive e interventi per il comparto della moda”,alla presenza del Ministro Adolfo Urso e con l’introduzione ai lavori dell’On. Fabio Pietrella. Le due Federazioni hanno sottolineato come, in un contesto internazionale incerto e competitivo, serva una politica industriale dedicata per sostenere le filiere del tessile, abbigliamento e accessori, settori chiave della manifattura italiana per occupazione, innovazione e valore economico. Il Piano propone sei azioni prioritarie: incentivare innovazione e investimenti; sviluppare il welfare aziendale; promuovere marketing e internazionalizzazione; favorire transizione digitale e green; rendere più flessibile l’accesso al credito; potenziare istruzione, formazione e ridurre i costi energetici.
Il Sistema Moda italiano, pur avendo mostrato grande capacità di adattamento, ha bisogno oggi di condizioni concrete per continuare a crescere e competere a livello globale. Gli interventi proposti – su innovazione, formazione, credito, digitalizzazione e internazionalizzazione – possono generare effetti concreti sull’intera filiera, creando un circolo virtuoso di crescita e un ritorno fiscale maggiore dell’investimento richiesto.
Lo studio della LIUC Business School mostra due scenari per il periodo 2026–2030: Scenario Baseline senza interventi: perdita stimata di 19 miliardi di fatturato, 35.000 posti di lavoro e 4.600 aziende, con un calo di 5 miliardi di PIL e 6,6 miliardi di gettito fiscale. Scenario con il Piano (investimento di 4 miliardi di euro): crescita di 30 miliardi di fatturato, 57.000 posti di lavoro e 6.200 aziende, con 8,7 miliardi di PIL aggiuntivi e 11,5 miliardi di gettito fiscale.
Il Piano dimostra così che investire nel Sistema Moda genera benefici misurabili per le imprese e per il Paese, in un modello win-win di collaborazione e crescita condivisa.
“La forza della moda italiana nasce dai distretti e dalle piccole e medie imprese che ne costituiscono l’ossatura, una rete produttiva unica al mondo capace di coniugare tradizione manifatturiera, innovazione e radicamento territoriale”, ha dichiarato Giovanna Ceolini, Presidente di Confindustria Accessori Moda. “Difendere questa filiera significa proteggere competenze, lavoro e identità, ma anche garantire la tenuta economica e sociale di interi territori. Senza interventi concreti rischiamo di disperdere un patrimonio costruito nel tempo, fatto di saperi e professionalità che non sono replicabili altrove. In un contesto sempre più instabile, rafforzare la filiera della moda italiana non è solo una scelta economica, ma una scelta strategica per il futuro
del Paese, per sostenere la competitività, preservare il Made in Italy e investire in un modello produttivo che il mondo ci riconosce e ci invidia”.
“Il Piano Strategico Industriale Moda è una necessità assoluta non è un esercizio teorico”, sottolinea Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda. “I numeri ci dicono con chiarezza che senza interventi il Sistema Moda è destinato a perdere imprese, occupazione e capacità produttiva. Questa politica industriale mirata serve, invece, a rafforzare il settore, a creare lavoro e generare crescita per il Paese, non solo nell'immediato ma anche nel medio - lungo termine, mantenendo un unicum; del bello e ben fatto nel nostro Paese. Oggi chiediamo al Parlamento di compiere una scelta di responsabilità: sostenere questa nostra proposta significa difendere un asset strategico nazionale e garantire futuro alla manifattura italiana. Non intervenire, invece, significherebbe accettare un progressivo indebolimento di uno dei simboli più forti del Made in Italy nel mondo, alfiere di export e gettito fiscale. Va evitato quanto è già accaduto ad altre filiere simbolo del nostro Paese.”
Nel corso dell’incontro Eugenio Puddu, Partner Deloitte e Consumer Products Leader ha illustrato l’analisi “WHY Italia” di Deloitte, che evidenzia come si possono sintetizzare in 3 mosse le direttrici da seguire per preservare, consolidare e sviluppare la manifattura italiana. Mossa 1: distretti; Mossa 2: investimenti; Mossa 3: aggregazioni. A queste 3 mosse è ancorato il futuro della filiera, legato all’innovazione tecnologica e alla trasformazione dei
consumatori, che dimostrano crescente attenzione a un valore complessivo del prodotto non limitato al prezzo, ma inclusivo di qualità, identità, sostenibilità e valore simbolico, tutti elementi in grado di rafforzare ulteriormente il posizionamento del Made in Italy nei mercati internazionali.
In questo scenario, il Piano Industriale di Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda si propone dunque come uno strumento concreto per sostenere la trasformazione del settore, rafforzare le filiere produttive e consolidare il posizionamento internazionale del Made in Italy.
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