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"Niente donne sulla Tour Eiffel", il diktat (incredibilmente accolto) del potente gruppo indù

Ignazio Riccio
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A pochi mesi dal voto presidenziale, con la parità di genere e la laicità già al centro dello scontro politico francese - Marine Le Pen ha rilanciato la proposta di vietare il velo islamico in tutti gli spazi pubblici, non più solo a scuola - arriva un caso che rischia di alimentare ulteriormente il dibattito: per un giorno intero la Torre Eiffel è rimasta chiusa non per manutenzione né per maltempo, ma per una decisione del personale che ha scatenato un putiferio politico e sindacale.

Secondo quanto ricostruito dal “Corriere della Sera”, ad alcune dipendenti sarebbe stato chiesto di rendersi "invisibili" durante la visita di una delegazione dell'organizzazione induista tradizionalista Baps. La direzione della struttura avrebbe inizialmente giustificato la chiusura con generiche "ragioni operative". La verità, denunciata dai sindacati interni, sarebbe un'altra: ad alcune lavoratrici sarebbe stato chiesto di farsi sostituire da colleghi uomini, mentre a tutto il personale femminile sarebbe stato imposto di evitare determinate aree durante il passaggio della delegazione religiosa.

L'episodio si inserisce nella cornice delle celebrazioni per l'inaugurazione, a Bussy-Saint-Georges, alla periferia est di Parigi, di quello che viene descritto come il più grande tempio induista d'Europa continentale, consacrato nei giorni scorsi dal leader spirituale Mahan Swami Maharaj. Dopo tredici giorni di festeggiamenti e una sfilata di carri per le strade della capitale, la delegazione avrebbe chiesto di poter salire al terzo piano della Torre Eiffel senza avere contatti con personale femminile: una richiesta che, secondo quanto riportato, sarebbe stata accolta anziché respinta. Un dettaglio che pesa: episodi di richieste analoghe - limitazioni di accesso o di contatto legate al genere in contesti di visite istituzionali o religiose - non sono nuovi in Europa, ma raramente hanno portato alla chiusura totale di un monumento pubblico di primaria importanza.

Di fronte alle proteste, la società che gestisce il monumento (Sete) ha diffuso una nota, ammettendo che la richiesta di limitare le interazioni con le donne "non avrebbe dovuto essere accettata" e ribadendo che nessuna motivazione protocollare, culturale o religiosa può giustificare una deroga al principio di parità tra i sessi. La Torre ha riaperto il giorno successivo, con la promessa di riprogrammare la visita dei turisti rimasti fuori.

Le reazioni sono state immediate. Il sindaco socialista di Parigi, Emmanuel Grégoire, ha parlato di un principio di parità che "non si ferma ai piedi dei nostri monumenti", mentre la presidente dell'Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha ricordato che "accogliere non significa rinunciare ai nostri valori".

Resta sullo sfondo un elemento delicato: l'organizzazione Baps è oggetto, anche all'interno di settori della diaspora indiana, di critiche relative a posizioni ritenute discriminatorie verso le donne e le caste più basse, accuse che l'organizzazione stessa respinge. Va inoltre segnalato che il movimento gode di rapporti consolidati con il primo ministro indiano Narendra Modi, a sua volta legato da rapporti politici al presidente francese Emmanuel Macron: una circostanza che, secondo alcuni osservatori, avrebbe pesato sull'iniziale disponibilità delle autorità francesi ad assecondare le richieste della delegazione.

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