Germania: bufera su maternità surrogata, si dimette il capogruppo della Cdu Spahn. Merz: "Inevitabile"
Bufera politica in Germania sulla maternità surrogata: Jens Spahn lascia la guida del gruppo parlamentare della Cdu-Csu al Bundestag dopo giorni di polemiche. La scelta dell'ex ministro della Salute di diventare padre con il marito attraverso una maternità surrogata negli Stati Uniti ha aperto un duro dibattito sulla coerenza tra vita privata e ruolo pubblico, spaccando il suo partito e suscitando reazioni in tutto l'arco politico. Le dimissioni sono arrivate con una lettera ai deputati dell'Unione, dopo un confronto con il cancelliere Friedrich Merz e con il leader della Csu, Markus Soeder.
"Mi sono reso conto che la mia felicità personale, quella di aver fondato una famiglia insieme a mio marito, non è più conciliabile con il mio incarico politico", ha scritto Spahn, aggiungendo che il divario tra la sua scelta privata e le aspettative nei confronti del presidente del gruppo parlamentare è diventato "più grande di quanto immaginasse". Secondo diversi media tedeschi, nelle ore precedenti il cancelliere avrebbe invitato Spahn a fare un passo indietro. In una nota, Merz ha definito la scelta delle dimissioni "giusta e inevitabile", sottolineando che "la credibilità è fondamentale in politica". Il cancelliere ha comunque ringraziato Spahn per il lavoro svolto, ricordando che è stato "un pilastro cruciale" nella transizione della Cdu-Csu dall'opposizione al governo e nell'elaborazione delle principali riforme delle ultime settimane.
La guida ad interim del gruppo parlamentare passa al vicepresidente Alexander Hoffmann, mentre Merz proporrà a breve il nome del successore. Classe 1980, figura di primo piano della Cdu e ministro della Salute durante la pandemia di Covid-19, Spahn è uno degli esponenti più noti del partito. Proprio per questo la sua vicenda ha avuto un forte impatto politico: per anni si è espresso contro la legalizzazione della maternità surrogata, posizione ribadita anche dalla Cdu nel congresso dello scorso febbraio. In Germania la maternità surrogata è vietata dall''Embryonenschutzgesetz' (Legge sulla tutela dell'embrione). Il divieto riguarda la pratica sul territorio tedesco, ma non impedisce ai cittadini di ricorrervi all'estero, creando un vuoto normativo che negli anni ha alimentato un acceso dibattito etico e giuridico. Spahn ha sempre sostenuto di non aver violato alcuna legge, rivendicando la distinzione tra la propria scelta personale e le posizioni politiche del partito. Una spiegazione che non ha convinto molti esponenti della stessa Cdu, secondo i quali il problema non è la nascita del bambino, ma l'incoerenza tra quanto sostenuto pubblicamente e la decisione presa nella sfera privata.
Le critiche sono arrivate anche dalle opposizioni. Verdi e Sinistra hanno definito le dimissioni "inevitabili", parlando di una perdita di credibilità già compromessa da precedenti vicende politiche. Sulla stessa linea anche la leader dell'AfD Alice Weidel, secondo cui Spahn avrebbe aggirato una normativa che lui stesso aveva difeso. Sul fronte interno, Soeder ha espresso rispetto per una "decisione personale", mentre dalla Chiesa evangelica è arrivato un richiamo al principio secondo cui "la vita non si compra". La Spd, infine, ha liquidato il caso come una questione interna all'Unione, assicurando che non avrà conseguenze sulla tenuta della coalizione di governo.
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