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Nato, Meloni prepara il summit di Ankara. Sul tavolo Difesa e fronte ucraino

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Dopo il G7 francese di Evian, che a posteriori ha segnato una delle fratture più evidenti tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ritroverà Donald Trump in occasione del summit Nato di Ankara. Se alla prima occasione il tycoon aveva rimbeccato gli Alleati per via del mancato supporto alla guerra contro l'Iran, stavolta si dibatterà sulle spese militar. Un tema che rischia di far alzare la tensione. Un anno fa, al vertice dell'Aja, l'Italia aveva sottoscritto l'impegno a raggiungere il 5% del Pil per la Difesa entro il 2035: una traiettoria che il Governo intende rispettare pur con tutti gli ostacoli che si presenteranno lungo il percorso.

Roma si presenterà quindi al summit rivendicando di aver già imboccato quella strada e Meloni porterà al tavolo un valore pari al 2,8% del Pil, composto per il 2,09% dalle spese "core" per la difesa e per lo 0,71% da investimenti nel nuovo perimetro della sicurezza che comprendono circa 15 miliardi di euro destinati alla sicurezza energetica, alla cybersicurezza e alla protezione delle frontiere. Una quota volta ad aumentare progressivamente negli anni, senza però accelerazioni immediate verso il tetto massimo dell'1,5% previsto dal nuovo schema.

Il governo insiste comunque nel tenere nettamente separata la questione Nato e il programma europeo Safe: la prima riguarda gli obiettivi di spesa dell'Alleanza mentre il secondo è uno strumento finanziario dell'Ue attraverso cui gli Stati potranno eventualmente finanziare investimenti nella difesa. Tema centrale destinato a monopolizzare la discussione sarà invece quello ucraino. La dichiarazione finale, già concordata dagli Alleati, ribadirà il sostegno a Kiev e la necessità di mantenere alta la pressione sulla Russia. L'Italia aveva proposto di confermare gli impegni di sostegno su base annuale, anziché fissare da subito un orizzonte biennale nella convinzione che una scansione anno per anno lasci maggiore spazio anche all'evoluzione del negoziato politico, ma alla fine ha prevalso la posizione della maggioranza. Il nuovo contributo Nato all’Ucraina è stato confermato nella misura di 40 miliardi di euro anche se, dall'Esecutivo sottolineano, si tratterà di contributi volontari e non di quote obbligatorie per i singoli Paesi. 

Nelle conclusioni rifgura anche un riferimento al fianco Sud, con il riconoscimento che le minacce provenienti da quell'area richiedono un'attenzione analoga a quelle che gravano sul fronte orientale. È una delle priorità che Meloni condivide anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, con il quale ha avuto oggi una conversazione telefonica preparatoria in vista del summit. Palazzo Chigi ha riferito che i due leader hanno riaffermato l'impegno comune per il rafforzamento del rapporto transatlantico e della difesa comune all'interno della Nato, richiamando l'importanza del fianco Sud. Lo scambio ha inoltre consentito il dossier Libia, compresa la cooperazione nel contrasto ai flussi migratori irregolari e al traffico di esseri umani.

Il vertice di Ankara sarà dunque lo snodo centrale per le prossime evoluzioni geopolitiche.

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