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Raid su Kiev, l'Ue spinge per nuove sanzioni. E per Zelensky si apre l'alternativa interna

Ignazio Riccio
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L'Alto rappresentante Ue per la Politica Estera, Kaja Kallas, non usa mezzi termini all'indomani dell'ennesima notte di terrore su Kiev. In un messaggio pubblicato su X, la responsabile della diplomazia europea ha dichiarato: "Le sole parole di condanna non fermeranno gli attacchi contro Kiev. Solo un sostegno militare costante all'Ucraina e una maggiore pressione su Mosca possono farlo". Kallas ha annunciato che nella giornata odierna presenterà una proposta per colpire con nuove sanzioni ulteriori soggetti legati all'apparato militare-industriale russo, ribadendo che ogni escalation di Mosca contro i civili dovrà tradursi in un ulteriore inasprimento delle misure restrittive, fino a quando il Cremlino non si convincerà dell'impossibilità di una vittoria sul campo.


Le parole di Kallas arrivano a poche ore da uno dei bombardamenti più pesanti degli ultimi mesi sulla capitale ucraina. Le autorità locali hanno confermato almeno 13 vittime e oltre 50 feriti in seguito a un'ondata di attacchi russi che ha interessato Kiev nella notte. Il bilancio è stato fornito dal responsabile dell'amministrazione militare cittadina, Tymur Tkachenko, e dal sindaco Vitali Klitschko. Secondo le prime ricostruzioni, la Russia ha impiegato un ingente numero di missili, sia da crociera sia balistici, accompagnati da un massiccio impiego di droni su più regioni del Paese. I danni sono ingenti: diversi edifici residenziali sono stati rasi al suolo, una struttura alberghiera nel cuore della capitale ha riportato danni pesanti e alcuni palazzi multipiano sono stati avvolti dalle fiamme.


Mentre il conflitto militare non si placa, sullo sfondo si muove anche la partita politica interna. Pochi giorni fa, nella residenza presidenziale sulla via Bankova, si è tenuto un colloquio riservato tra il presidente Volodymyr Zelensky e Valerii Zaluzhny, l'ex comandante delle forze armate ucraine oggi ambasciatore a Londra. Al centro del confronto non solo le conseguenze delle dimissioni di Keir Starmer, ma soprattutto l'intenzione di Zaluzhny di correre per la presidenza.


Il generale, figura simbolo della resistenza ucraina, avrebbe manifestato la volontà di candidarsi già nel prossimo autunno, qualora Zelensky decida che sussistono le condizioni per indire il voto. Un tema, quello elettorale, storicamente delicato in Ucraina: il mandato presidenziale di Zelensky è formalmente scaduto nella primavera del 2024, ma la legge marziale ne ha finora impedito il rinnovo tramite elezioni, spesso oggetto di strumentalizzazione da parte di Vladimir Putin.


Stando a quanto riferito da Ukrainska Pravda, Zelensky avrebbe discusso con l'ex comandante l'ipotesi di una finestra temporale utile al voto, mosso però dalla preoccupazione di non spaccare il fronte interno e offrire così un vantaggio propagandistico a Mosca. Interpellato direttamente sulla sua discesa in campo, Zaluzhny ha risposto senza esitazioni: "Sì, lo farò". L'incontro si sarebbe concluso con una stretta di mano tra i due. Pur con il suo indice di gradimento in risalita, la candidatura di Zaluzhny rappresenta comunque un'incognita per le ambizioni di un secondo mandato di Zelensky, che tuttavia sa di non poter rimandare il voto all'infinito, anche alla luce del percorso di adesione all'Unione Europea, obiettivo sul quale il leader ucraino non intende fare passi indietro.


Proprio sul dossier europeo Zelensky è intervenuto durante la sua visita a Dublino, al fianco del premier irlandese Michael Martin e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Il presidente ucraino ha chiesto alla presidenza di turno irlandese di aprire entro l'anno i cinque cluster negoziali ancora chiusi nel percorso di adesione di Kiev all'Ue, sollecitando direttamente Costa a confermare la disponibilità dell'Unione ad accelerare i tempi. Martin ha garantito che il sostegno all'Ucraina resterà una priorità del semestre di presidenza irlandese, un impegno reso plastico anche dall'esposizione della bandiera ucraina accanto a quella nazionale e a quella europea sugli edifici istituzionali. Zelensky ha colto l'occasione anche per rilanciare il caso dello stabilimento irlandese Aughinish Alumina, controllato dalla russa Rusal, denunciando come alcune aziende europee continuino indirettamente a finanziare la macchina bellica del Cremlino. Martin ha assicurato che l'inchiesta sull'impianto è in fase conclusiva e che il governo di Dublino è in contatto costante con la Commissione europea sul tema.


Durante la presentazione delle priorità del semestre, i ministri irlandesi hanno alternato inglese e gaelico - diventato di recente lingua di lavoro dell'Ue - insistendo sulla necessità di un'Europa compatta, sull'obiettivo di chiudere un accordo sul bilancio comunitario e sulla volontà di intensificare la pressione su Mosca per spingerla al negoziato. Proprio il tema dei futuri colloqui di pace è stato al centro del confronto tra Martin, Zelensky e Costa: Kiev chiede un ruolo pieno dell'Ue al tavolo negoziale, mentre Bruxelles - dopo l'apertura di un canale diretto con il Cremlino promossa dallo stesso Costa - dovrà nei prossimi mesi definire chi siederà concretamente al tavolo su temi come gli asset russi congelati e le sanzioni, lasciando probabilmente le questioni di sicurezza alla "coalizione dei volenterosi", il cui formato resta però ancora da definire.
Sullo sfondo di questi scenari diplomatici resta però la guerra reale: mentre Kiev continua ad ampliare raggio e intensità dei propri attacchi, si prepara anche a incassare nuove, dure rappresaglie da Mosca. Proprio per questo, nel pomeriggio, Zelensky ha dovuto lasciare in anticipo Dublino, temendo un nuovo attacco notturno su larga scala contro il Paese. Prima di congedarsi dai giornalisti, il presidente ucraino ha rivolto un appello diretto alla popolazione: "Andate nei rifugi".

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