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Bomba a Montecarlo, attentato all'oligarca ucraino: "Scenario preoccupante". Chi può esserci dietro

Foto: Ansa

Tommaso Manni
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La frase che più ricorre in queste ore è: "Non era mai successo prima". E davvero per decenni il Principato di Monaco era stato risparmiato dalla minaccia delle bombe e del terrorismo. Almeno fino a ieri, quando una bomba è esplosa davanti all'abitazione di un oligarca ucraino, ferendo gravemente lui, la compagna e il figlio tredicenne. Le forze dell'ordine sono mobilitate a Monaco e nelle zone limitrofe per cercare di individuare l'attentatore. Sul versante monegasco, decine di agenti sono stati dispiegati a partire da lunedì sera. Sul versante francese, due elicotteri e una trentina di gendarmi sono stati mobilitati intorno al Principato, mentre l'unità speciale RAID è stata posta in stato di allerta. Anche se le autorità monegasche indagano per  "tentato omicidio" e non "terrorismo". Stephane Thibault, incaricata di condurre le indagini, si e' rifiutato di rivelare chi fosse il presunto bersaglio del pacco bomba esploso ieri sera, sebbene diverse fonti indichino l'imprenditore di origine ucraina Vadim Ermolaev (trascritto anche come Vadym Yermolaiev).

Le uniche immagini disponibili mostrano un uomo che deposita un pacco davanti a un edificio residenziale in un quartiere molto vicino al confine con la Francia. La bomba è esplosa intorno alle 21, ferendo la coppia e, in modo meno grave, il ragazzino. Sono tutti ricoverati a Nizza, a circa 20 chilometri da Monaco.

Durante la notte, il capo del governo monegasco, Christophe Mirmand, ha annunciato in conferenza stampa che il sospettato descritto dai testimoni era stato identificato grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza di Monaco e Beausoleil, la vicina città francese che aveva raggiunto a piedi. Secondo Mirmand, la procura di Nizza ha aperto un'inchiesta per consentire alle forze dell'ordine francesi di partecipare alla caccia all'uomo.

Una fonte vicina all'inchiesta ha confermato all'AFP che l'uomo ferito nell'attentato è Vadim Ermolaev, un oligarca originario dell'Ucraina. Residente a Monaco, è soggetto a sanzioni dal dicembre 2023 da parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale ucraino per aver continuato le sue attività di commercio di alcolici in Crimea, territorio sotto occupazione russa.

Ermolaev, imprenditore di 58 anni, è nato a Dnipro ed è considerato uno dei maggiori uomini d'affari ucraini. Secondo Forbes Ucraina, nel 2021 il suo patrimonio era stimato in circa 220 milioni di dollari, collocandolo tra i più ricchi del Paese. È fondatore e presidente della Alef Corporation, gruppo attivo nell'edilizia, nello sviluppo immobiliare, nell'industria e nell'agricoltura. L'azienda è stata per anni uno dei principali costruttori della regione di Dnipropetrovsk, realizzando numerosi complessi commerciali e residenziali.

Negli ultimi anni il suo nome è finito al centro di diverse controversie. Nel dicembre 2023 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha imposto nei suoi confronti sanzioni della durata di dieci anni, accusandolo di aver mantenuto interessi economici in Crimea dopo l'annessione russa del 2014, in particolare nel commercio di alcolici. Nel 2019 Ermolaev ha rinunciato alla cittadinanza ucraina, ottenendo quella cipriota. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina si è trasferito nel Principato di Monaco, dove risiedono anche altri imprenditori e si trovano grandi patrimoni provenienti dall'ex spazio sovietico.

Ma chi c'è dietro all'attentato? Tra le ipotesi anche la responsabilità del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina, e si tratterebbe di uno scenario "altamente preoccupante" per l'Europa. Lo afferma all'Adnkronos Eleonora Tafuro, ricercatrice dell'Ispi, concentrandosi sulla capacità dei servizi d'intelligence, sia di Kiev che di Mosca, di "avere un accesso così semplice e condurre operazioni nel territorio europeo". La ricercatrice si mantiene comunque prudente sulle responsabilità dell'attacco: "I servizi segreti ucraini non sono l'unica pista", osserva, richiamando anche le ipotesi di "persone legate all'ambiente del business, oppura mafia o criminalità organizzata internazionale". "Siamo veramente in una fase in cui non mi sentirei più di tanto di fare congetture", aggiunge.

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