escalation militare
Cuba, Trump valuta davvero l'opzione militare. Il Pentagono prepara i piani d’attacco
"Trump potrebbe veramente attaccare l'isola". Così Politico, citando fonti informate sui colloqui in corso tra Washington e L'Avana, rivela come negli ultimi tempi si registri una significativa escalation verso un'azione militare contro Cuba da parte dell'amministrazione Trump finora concentrata sull'utilizzo della pressione economica e diplomatica sul regime comunista dell'Avana. Secondo le fonti, il presidente Donald Trump e i suoi collaboratori sarebbero sempre più frustrati per il fatto che la campagna di pressioni, in primis l'aver azzerato le forniture di carburante all'isola ormai sull'orlo del collasso, non sembrano avere l'effetto sperato, di spingere i leader cubani ad accettare riforme economiche e politiche significative. E per questo starebbero valutando l'opzione militare più seriamente di quanto fatto in precedenza.
"L'umore è definitivamente cambiato - spiega una delle fonti di Politico - l'idea iniziale su Cuba era che la sua leadership era debole e che la combinazione di rafforzamento delle sanzioni, un vero blocco petrolifero, la chiara vittoria militare Usa in Venezuela e in Iran avrebbe impaurito i cubani e li avrebbe spinti a un accordo. Ora in Iran sta andando storto e i cubani si stanno dimostrando più duri del previsto. Ora l'azione militare è sul tavolo in un modo in cui non era prima". Non solo. La scorsa settimana si è diffusa la notizia che gli Usa stanno procedendo verso l'incriminazione dell'ex presidente Raul Castro. E di conseguenza si è speculato sulla possibilità di un blitz militare per catturare il 94enne fratello di Fidel, sul modello di quella scattata il 3 gennaio a Caracas per catturare Nicolas Maduro. Fonti del Pentagono riferiscono a Politico però che "la serie di piani approntati" nelle scorse settimane dall'Us Southern Command vanno oltre la cattura di uno o due individui, da un possibile unico raid aereo teso a spaventare il regime fino a un'invasione di terra. Non sarebbe comunque imminente un'azione contro l'isola di 10 milioni di abitanti ad appena 90 miglia dalle coste della Florida: "è il lavoro del Pentagono fare i preparativi in modo da dare al comandante in capo le opzioni, questo non significa che il presidente abbia deciso", affermano dalla Casa Bianca, esprimendo la convinzione che Cuba presto "cadrà" e "noi saremo lì ad aiutare".
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Infine, appare altamente improbabile un coinvolgimento di cubani dell'esilio: "è stato determinato che gli esiliati non hanno ruolo se non come sostenitori e agitatori, questa non sarà la Baia dei Porci 2.0", affermano le fonti. La ricostruzione di Politico arriva dopo che nel weekend Axios ha riportato che Cuba avrebbe acquistato centinaia di droni militari e starebbe valutando modi di usarli contro obiettivi Usa in caso di inizio di un conflitto. Molti analisti di sicurezza nazionale hanno interpretato la notizia come una mossa dell'intelligence Usa per legittimare un'eventuale azione militare contro Cuba.