guerra in medio oriente

Guerra, Trump “riapre” Hormuz. L’Iran colpisce gli Emirati: cessate il fuoco appeso a un filo

Francesca Musacchio

Gli Stati Uniti hanno lanciato il Project Freedom per riaprire lo Stretto di Hormuz e sarebbe già stato creato un «corridoio» ripulito da mine. Ma il corridoio che Washington sostiene di aver liberato, ieri si è trasformato in un fronte di guerra sospesa che rischia di mettere in crisi il cessate il fuoco. Donald Trump ha minacciato l'Iran dicendo che verrà «spazzato via dalla faccia della terra» se attaccherà le navi statunitensi che guidano i natanti attraverso lo Stretto. E per il Comando centrale Usa, le forze americane già «hanno distrutto sei barchini iraniani che avevano tentato di ostacolare il passaggio nello Stretto», annunciando che cacciatorpediniere lanciamissili stanno operando nel Golfo Arabico dopo aver attraversato Hormuz a sostegno dell’operazione, consentendo il transito a due navi mercantili battenti bandiera americana.

 

  

 

Ma mentre Scott Bessent, il segretario al Tesoro Usa, assicurava che «stiamo aprendo lo stretto» e che gli iraniani «non hanno il controllo», da Teheran arrivava la risposta opposta: i pasdaran hanno annunciato una nuova zona sotto il loro controllo, con confini marittimi ridefiniti fino alla linea Fujairah-Kuh Mobarak e fino all’asse Keshm-Umm al-Quwain. Una mappa che taglierebbe fuori gli Emirati dal tentativo di aggirare Hormuz per esportare petrolio. L’attrito si è materializzato in mare. Teheran ha annunciato il lancio di missili da crociera, razzi e droni come colpi di avvertimento contro unità navali Usa accusate di essersi avvicinate allo Stretto in «modalità oscura», con i transponder spenti e ignorando i richiami iraniani. I media del regime hanno diffuso anche video dei lanci. I pasdaran, inoltre, hanno minacciato «gravi rischi» per qualsiasi movimento marittimo contrario alle regole fissate dalla loro Marina. Washington ha smentito che proprie navi siano state colpite, ma intanto ha cambiato le regole d’ingaggio. Le forze Usa, infatti, sarebbero ora autorizzate a colpire minacce immediate contro le navi in transito, compresi motoscafi delle Guardie rivoluzionarie e postazioni missilistiche iraniane. E lo scontro si allarga.

 

 

Gli Emirati hanno denunciato l’attacco con due droni contro una petroliera legata ad Adnoc nello stretto, accusando l’Iran di «pirateria marittima». In seguito, Abu Dhabi ha segnalato anche un grande incendio nel sito petrolifero di Fujairah, mentre il ministero della Difesa riferiva di quattro missili in arrivo da Teheran: tre intercettati, un quarto precipitato in mare. È scattato l’allarme missilistico d’emergenza, il primo da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco tra Usa e Iran. Mentre in Oman un edificio dove risiedono impiegati expat a Bukha, vicino allo Stretto di Hormuz, è stato colpito in un attacco e due persone sono rimaste ferite. Seoul, invece, ha aperto verifiche su un’esplosione seguita da incendio a bordo della Hmm Namu, nave battente bandiera panamense gestita da una compagnia sudcoreana, con 24 persone a bordo. Intanto, sul lato occidentale qualcosa si muove. La Germania ha fatto partire il dragamine Fulda verso il Mediterraneo e prepara anche la nave da rifornimento Mosel per un eventuale dispiegamento, se ci saranno tregua duratura e base giuridica internazionale.