Iran, proposta agli Usa: riapriamo Hormuz solo in cambio della pace
La tregua tra Iran, Stati Uniti e Israele è agli sgoccioli e i Paesi del Golfo sperano in una soluzione rapida per evitare una pericolosa escalation della guerra. Al centro delle trattative c'è, di nuovo, lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per l'approvvigionamento di petrolio e gas. Nella proposta della Repubblica islamica arrivata a Washington viene promessa la riapertura in cambio di un accordo di pace, ma sul tema del programma nucleare di Teheran non viene fornita alcuna garanzia immediata. Proprio per questo, secondo fonti diplomatiche, ci sarebbero poche probabilità che gli Usa accettino. "Tutto ciò che i leader iraniani capiscono sono le bombe" avrebbe detto il presidente americano Donald Trump ai suoi consiglieri, secondo quanto riportato da Axios, mentre su Truth Social il Capo della Casa Bianca ha scritto: "L'Iran ci ha appena informato che sono in una 'situazione di collasso'" e "vogliono che 'apriamo lo Stretto', il prima possibile".
A Hormuz, passaggio obbligato per le navi che dal Golfo Persico devono raggiungere l'Oceano Indiano, oggi ha transitato una superpetroliera giapponese, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro dall'Opec, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, effettivo a partire dal 1° maggio prossimo. In Iran si lavora nel frattempo ad altissimi ritmi per tutelare l'economia e la sicurezza del Paese: a seguito degli attacchi alle due più grandi acciaierie nazionali le autorità hanno decretato il divieto delle esportazioni di acciaio; la polizia di Teheran ha affermato di aver scoperto un'abitazione "dotata di sistema Starlink" nel distretto di Yousefabad, sostenendo che fosse utilizzata come "base per attività di spionaggio"; il gruppo di hacker Handala, infine, ha divulgato i dati di migliaia di militari statunitensi in servizio nell'area, avvisandoli così di trovarsi sotto sorveglianza digitale.
Sul fronte libanese l'esercito di Tel Aviv continua a fare pressione con un ordine di evacuazione per 16 località, tra villaggi e città, accompagnato dall'annuncio della "violazione del cessate il fuoco" da parte di Hezbollah, come sostenuto dal portavoce dell'Idf Avichay Adraee: "L'Esercito di Difesa è costretto ad agire con la forza", ha sottolineato. "Israele non ha ambizioni territoriali in Libano", ma Hezbollah ha trasformato la parte meridionale del Paese in una "vasta infrastruttura terroristica" e "le misure adottate per smilitarizzare la regione sono stati insufficienti", motivo per cui Israele è stato "costretto" a intervenire. Così ha detto il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar nel corso di una conferenza stampa congiunta con l'omologo serbo Marko Djuric. "Se questa infrastruttura venisse smantellata la presenza militare nella zona non sarebbe più necessaria", ha aggiunto.
In un'ottica di contrasto alle infiltrazioni iraniane in Bahrein sono state emesse condanne all'ergastolo per tre cittadini, più altri due afghani, per aver pianificato atti terroristici insieme all'Iran, mentre il Qatar rinnova i gli auspici per il dialogo. "Non abbiamo bisogno di allargare la cerchia dei negoziati. Sosteniamo la mediazione pakistana", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Doha Majed Al-Ansari, che sullo Stretto di Hormuz ha affermato: "Riteniamo che non avrebbe mai dovuto essere chiuso e che dovrebbe essere riaperto immediatamente".
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