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Caso Mandelson, conservatori furiosi: "Starmer ha mentito al parlamento, si dimetta"

Foto:  Ansa 

Alessandra Zavatta
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La leader dei Tory Kemi Badenoch ha chiesto le dimissioni del primo ministro britannico, il laburista Keir Starmer. Il dirigente del ministero degli Esteri Olly Robbins ha rivelato oggi che la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti è stata "voluta da Downing Street", cioè dal governo. Mentre ieri il premier, alla Camera dei Comuni, ha giurato di fronte ai deputati che tale nomina era avvenuta "a sua insaputa". Nomina, tra l'altro, effettuata in violazione delle normative sulla sicurezza perché Mandelson non aveva passato i "controlli" dell'Uk Security Vetting necessari ad ottenere il nullaosta che gli permettesse di accedere ad informazioni top secret, come quelle del Ministero degli Esteri appunto. "Il primo ministro non è idoneo a ricoprire la carica", ha affermato Badenoch a Westminster. "Il primo dovere di qualsiasi capo del governo è garantire la sicurezza del Paese. Questo premier ha messo a rischio la sicurezza nazionale. Deve assumersi le proprie responsabilità. È ora che si dimetta".

"Abbiamo bisogno di un primo ministro che abbia il pieno controllo della sicurezza - ha proseguito la leader del partito conservatore - perché se non possiamo fidarci del nostro primo ministro e della sua onestà nel dire la verità su questa nomina ad ambasciatore, ciò mette in discussione le assicurazioni che ci dà su tutto il resto: le sue promesse di controllare le tasse, che ha disatteso, le sue promesse di non aumentare il debito, che ha disatteso, le promesse di sostenere le imprese, proteggere i nostri veterani, difendere i nostri agricoltori e dare priorità alla crescita, tutte promesse che ha disatteso. E li ha infranti perché, nel profondo, è un uomo che non ha idea di cosa creda". Badenoch ha quindi affermato che è stato particolarmente scioccante che Mandelson abbia ottenuto il nullaosta ministeriale "nonostante fosse rimasto nel consiglio di amministrazione di Sistema, un'azienda russa del settore della difesa, ben dopo l'invasione della Crimea".

La leader Tory ha poi ricordato che Keir Starmer disse a Boris Johnson, quando quest'ultimo era Primo Ministro, che un capo del governo dovrebbe dimettersi se inganna il parlamento. "Le rivelazioni di Olly Robbins sono "sconvolgenti" - ha rimarcato Badenoch - In pratica ci ha detto oggi che Downing Street ha esercitato una pressione costante sul Ministero degli Esteri per ottenere l'autorizzazione all'ingresso di Peter Mandelson, e che il governo ha mostrato un atteggiamento sprezzante nei confronti del processo di verifica. Poi ci ha detto che sarebbe stato davvero molto difficile negare l'autorizzazione e che farlo avrebbe danneggiato le relazioni tra Stati Uniti e Regno Unito".

Ma ancora più scioccante è  stato per i parlamentari venire a sapere, come ha spiegato Iain Duncan Smith , ex leader dei Tory, che a Mandelson era stato concesso l'accesso alle informazioni più riservate, quelle che richiedevano l'autorizzazione Strap, prima ancora che il processo di verifica fosse completato". "Il primo ministro ha deciso personalmente di nominare al nostro incarico diplomatico più delicato una persona che rappresentava un grave e noto rischio per la sicurezza nazionale", ha ripreso Badenoch. "Peter Mandelson non era solo un uomo che era già stato licenziato due volte dal governo per aver mentito, non era solo un uomo che aveva avuto una relazione pubblica con un pedofilo condannato, ma un uomo con legami con il Cremlino e con la Cina così stretti da essere stati considerati segnali d'allarme ancor prima della sua nomina".

Se il collegamento all'Affaire Epstein ha certamente pesato nel giudizio dei conservatori, l'accento in parlamento è stato posto tutto sulla sicurezza. "Ieri il premier non ha negato di essere a conoscenza di questi legami prima di nominare Mandelson. Non poteva negarlo perché, per sua stessa ammissione, aveva visto i documenti che provavano tali legami", ha affermato Badenoch. "Il primo ministro ha inviato a Washington una persona che rappresentava un rischio per la sicurezza nazionale, in una posizione in cui avrebbe incontrato i nostri alleati più importanti, e avrebbe avuto accesso a informazioni top secret".

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