cessate il fuoco a rischio

Guerra, tregua Usa-Iran già a rischio: Israele bombarda il Libano, i Pasdaran chiudono Hormuz

Andrea Riccardi

La campagna militare di Israele contro Hezbollah in Libano non si ferma, ma anzi si intensifica, e mette a rischio la tregua di due settimane faticosamente raggiunta nella notte tra Usa e Iran. Fin dall'annuncio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che l'accordo per un cessate il fuoco con Teheran non includeva il Paese dei Cedri che l'Idf avrebbe continuato a bombardare. E dalle parole è passato ai fatti: contro Beirut e in particolare il quartiere meridionale di Dahieh, tradizionale roccaforte del gruppo sciita filo-iraniano, le forze armate israeliane hanno lanciato l'attacco più violento dall'inizio della guerra contro il Libano, il 2 marzo scorso. Un intenso bombardamento, senza preavviso, che ha fatto "112 morti e 837 feriti", come ha denunciato il ministero della Salute libanese, riferendo di "una serie di raid aerei simultanei su diverse aree libanesi". Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato il raid a sorpresa, affermando che l'attacco contro "centinaia di membri di Hezbollah" in tutto il Libano è stato "il colpo più duro subito dal gruppo sciita dall'operazione con i cercapersone esplosivi" del 2024. La linea di Tel Aviv è stata spostata dal presidente Usa, Donald Trump, secondo il quale il conflitto in Libano è "uno scontro a parte" che "a causa di Hezbollah" "non è stato incluso nell'accordo" di cessate il fuoco di due settimane con l'Iran.

 

  

 

La pioggia di fuoco israeliana sul Paese dei Cedri ha suscitato la reazione di Hezbollah, che ha rivendicato il "diritto naturale e legale a resistere all'occupazione e a rispondere alla sua aggressione". Duro anche l'Iran che ha promesso di "punire" lo Stato ebraico e ha nuovamente bloccato per ritorsione lo Stretto di Hormuz, riaperto per poche ore dopo l'annuncio della tregua con gli Usa. "Il cessate il fuoco include la regione, e Israele è noto per non mantenere le promesse e sarà scoraggiato solo dai proiettili", ha detto un funzionario militare citato dall'agenzia di stampa Fars. E il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sollevato la questione delle "violazioni del cessate il fuoco" da parte di Tel Aviv "sia in Iran che in Libano" con i mediatori di Islamabad. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Teheran li ha informati che parteciperà ai colloqui in Pakistan solo se l'attuale cessate il fuoco includerà anche il Libano. Violazioni sono state denunciate da entrambe le parti, con un "attacco nemico" a una raffineria sull'isola iraniana di Lavan, seguita da missili e droni contro Kuwait, Qatar, Emirati e Arabia Saudita per ritorsione. I Pasdaran hanno avvertito che hanno ancora "il dito sul grilletto" e "non si fidano" delle promesse di Washington, mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth ha assicurato che le forze Usa restano in stato di allerta.

 

 

Di fronte ai crescenti timori per la tenuta del cessate il fuoco, il premier pakistano Shehbaz Sharif ha "esortato vivamente tutte le parti a esercitare moderazione e a rispettare" l'accordo. Intanto, in Israele è atteso un discorso di Netanyahu: secondo fonti rilanciate dai media locali, il premier è stato informato da Trump solo all'ultimo sui termini della tregua e non è rimasto soddisfatto di alcuni punti dell'intesa. L'Onu ha "condannato con forza gli attacchi sferrati da Israele in tutto il Libano, che hanno provocato numerose vittime civili". L'Ue ha esortato lo Stato ebraico a mettere fine alle operazioni militari nel Paese dei Cedri, ribadendo il pieno sostegno alla missione Onu. E proprio i caschi blu dell'Onu sono stati al centro di due incidenti con l'Idf che hanno fatto alzare la tensione con Israele. Nel mirino sono finiti anche militari italiani: come ha denunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Question Time alla Camera, "una colonna italiana dell'Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata dall'Idf. I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare". Il titolare della Farnesina ha dato indicazioni di convocare l'ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled per chiedere informazioni e "per ribadire che i soldati italiani in Libano non si toccano. L'Idf non ha alcuna autorità per toccare i militari italiani", ha sottolineato Tajani. Anche Madrid ha convocato l'incaricato d'affari israeliano per protestare contro "l'ingiustificabile detenzione" di un soldato spagnolo dell'Unifil da parte dell'Idf, rilasciato nel giro di un'ora.