Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Civili usati come scudi umani. La barbara strategia di un regime sanguinario

Esplora:

L'«invito» ai giovani a riunirsi intorno alle centrali elettriche contro i raid Usa utilizzato da anni da Hamas e Hezbollah proprio su indicazione dei pasdaran

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO
  • a
  • a
  • a

Esiste un filo conduttore che lega le azioni d’ogni componente dell’asse del terrore mediorientale capeggiato dall’Iran, ovvero l’uso dei civili come scudi umani.
Una barbara strategia già attuata da Hamas nella Striscia di Gaza ed Hezbollah in Libano, purtroppo efficacemente: oltre ad aver sacrificato la vita di migliaia di innocenti, ha favorito il diffondersi contro Israele dell’accusa d’aver commesso un genocidio con la reazione al pogrom del 7 ottobre, in virtù del quantitativo di vittime collaterali registratosi durante le sue operazioni di guerra ai danni dei nemici, pur condotte verso obiettivi militari. Questo scenario si è verificato a causa della presenza sul campo di infrastrutture appartenenti ai terroristi in prossimità delle civili oppure – aspetto ancor più grave – del diretto uso di quest’ultime per minacciare lo Stato Ebraico. La Repubblica Islamica ripropone l’identico modus operandi, al fine di salvaguardare la propria permanenza al potere e dissuadere Donald Trump dal distruggere le infrastrutture critiche iraniane. Ieri Alireza Rahimi- viceministro dello Sport e Segretario del Consiglio Supremo della Gioventù e dell’adolescenza dell’Iran - ha rivolto alla popolazione l’appello a formare catene umane intorno alle centrali elettriche, in vista degli attacchi minacciati dal presidente americano alla scadenza dell’ultimatum per accettare un accordo negoziale che ponesse fine alle ostilità: «Invito tutti i giovani, gli atleti, artisti, studenti, universitari e professori a riunirsi intorno alle centrali elettriche: rappresentano il nostro patrimonio nazionale e capitale, bisogna difenderle a prescindere da qualsiasi opinione politica, in quanto appartengono al futuro dell’Iran e della sua gioventù». Nel gergo del regime iraniano, il termine «invito» è sinonimo di dislocamento forzato di migliaia di cittadini in un luogo stabilito. Il fine ultimo è chiaro: se gli americani attaccano bisogna provocare un massacro di innocenti, così da ritorcere l’opinione pubblica internazionale contro l’amministrazione statunitense e renderle più complesso proseguire il conflitto fino all’azzeramento delle minacce poste dall’Iran alla sicurezza globale.
Dopo la repressione feroce delle proteste operata da Basij e Guardie Rivoluzionarie nelle settimane scorse - tale da provocare almeno 45 mila morti – raggruppare la popolazione intorno alle infrastrutture critiche rappresenterebbe un ulteriore abuso compiuto dal regime verso gli iraniani, oltre che una grave violazione del diritto umanitario. Eccellendo nell’uso della guerra cognitiva e psicologica, gli strateghi della teocrazia vogliono utilizzare a proprio vantaggio le modalità comunicative sfrontate e provocatorie di Trump. Lo scopo? Trasmetterne l’immagine di un leader spietato pronto a sterminare innocenti a scopo di lucro personale. Nonostante le indubbie critiche che al presidente americano possono rivolgersi per come amministra il potere e condurre la guerra in Medio Oriente, andrebbe tenuto a mente un punto focale: è l’Iran non gli Stati Uniti, Israele o le Monarchie del Golfo - a rappresentare una minaccia nell’area ed esser governato da un regime autore di crimini contro l’umanità in patria ed all’estero, indisponibile a rinunciare alla destabilizzazione regionale attraverso i suoi proxy e le ambizioni nucleari. Di questo fattore bisognerebbe tener conto nell’analizzare le motivazioni che hanno determinato la guerra ed attribuirne la responsabilità delle conseguenze causate su economia e sicurezza globale.
 

Dai blog