Il salvataggio epico del pilota «Nessun americano resta indietro»
È stato definito l'intervento di ricerca e soccorso più audace della storia. L'uomo trovato fra le alture a 2 mila metri. Trump entusiasta per l'operazione lampo con Israele. Il militare sta bene
È stata una delle operazioni di ricerca e soccorso «più audaci della storia», quella che ha portato al salvataggio del pilota statunitense disperso in Iran venerdì scorso dopo che il suo F-15 era stato abbattuto in combattimento. A sottolinearlo è il presidente Usa Donald Trump, che dalla Situation Room ha seguito l'evolversi della missione per poi commentarne il successo sulla piattaforma Truth: «Questo coraggioso guerriero si trovava dietro le linee nemiche nelle insidiose montagne dell’Iran ma non è mai stato veramente solo perché i suoi compagni d’armi monitoravano la sua posizione e pianificavano con diligenza il suo salvataggio».
Scene come queste si vedono solamente nelle pellicole d’azione come Rambo, il super soldato americano che si faceva catapultare nella giungla nemica per compiere imprese epiche. «Quello che lei chiama inferno, lui lo chiama casa» è la frase iconica del secondo film della saga, che sembrerebbe adattarsi perfettamente a quanto accaduto in Iran dove stavolta, però, è tutto vero. Da solo, ferito e con pochi strumenti a disposizione, il pilota si è nascosto per giorni fra le alture a una quota di circa 2mila metri. Dall’altra parte, le forze ostili che gli davano la caccia per tentare di rapirlo e usarlo come leva negoziale. Una corsa contro il tempo che aveva riacceso a Washington il dramma della Crisi degli ostaggi del 1979. Il braccio di ferro, alla fine, l’hanno vinto però gli Stati Uniti in una storia dai contorni cinematografici che il New York Times ha ricostruito fra le proprie colonne.
Subito dopo la diramazione dell’alert, l’esercito ha fatto scattare le ricerche nella zona a sud di Isfahan, fra le province di Kohgiluyeh e Buyer Ahmad, bombardando al contempo i convogli iraniani per impedire loro di avvicinarsi al soldato che aveva con sé solamente una pistola, un segnale di soccorso e un dispositivo di comunicazione. Impossibilitato a utilizzare il localizzatore, per evitare di tradire la propria posizione, il colonnello ha resistito per oltre 48 ore nel mezzo della tana del lupo avvalendosi solo delle abilità apprese durante i corsi SERE (Sopravvivenza, Evasione, Resistenza e Fuga). L’incubo peggiore per qualsiasi soldato.
Un alto funzionario Usa l’ha definita una delle missioni più difficili di sempre, in cui a giocare un ruolo decisivo è stato il contributo fondamentale dei servizi segreti.
Per ingannare il regime islamico, la Cia avrebbe infatti diffuso la notizia del salvataggio quando ancora le ricerche erano in alto mare in modo da spostare l'attenzione dei Pasdaran dalle montagne alle strade e le vie di uscita. «È stata la ricerca di un ago in un pagliaio - ha commentato un membro dell’intelligence - Era invisibile, tranne che per le nostre capacità».
Il piano iniziale prevedeva di caricare il pilota e la squadra di soccorso su due aerei C-130 ma, a quanto si apprende, i carrelli anteriori dei velivoli sarebbero rimasti bloccati nel terreno. Di qui l’impiego di tre velivoli sostitutivi e, una volta fuori pericolo, il bombardamento dei mezzi rimasti a terra per impedire che la strumentazione finisse al nemico. Usciti dalla zona rossa, il soldato è stato poi trasportato in Kuwait per le cure necessarie e Trump ha riferito che «è ferito, ma starà bene».
L’operazione, stando alle indiscrezioni, è stata condotta assieme agli alleati israeliani che hanno dispiegato le proprie unità d’élite. La Shaldag, dell’aeronautica militare, e la Sayeret Matkal che è invece specializzata nel recupero ostaggi. In un post su X, il premier Netanyahu ha elogiato i soldati americani e si è congratulato con il Tycoon: «Questa operazione rafforza un principio sacro: nessuno viene lasciato indietro. Come persona che ha perso suo fratello nel salvataggio di Entebbe, so quanto coraggiosa sia stata questa decisione». Dalla Casa Bianca, ieri sera, il presidente Usa ha commentato nuovamente l’accaduto: «Avremmo potuto ritrovarci con 100 morti anziché uno o due, ma non abbandoniamo nessun americano. Andrà sui libri di storia. In 15 minuti sono atterrati, hanno caricato e sono ripartiti. Hanno fatto una cosa incredibile». Il presidente si è infine scagliato contro la fuga di notizie sul pilota smarrito: «Chi l’ha fatto ha messo a rischio la sicurezza nazionale e andrà in galera».
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