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Shelly Kittleson rapita a Baghdad: riflettori sulla Kataib Hezbollah, il braccio armato dell'Iran in Iraq

Foto: Ansa

Andrea Riccardi
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La Kataib Hezbollah è la principale indiziata per il rapimento della giornalista americana Shelly Kittleson, avvenuto ieri nella capitale dell'Iraq, Baghdad. Si tratta delle più potenti milizie sciite attive in Iraq, uno dei cosiddetti "proxies" più rilevanti dell'Iran nella regione, un'arma importante nelle mani di Teheran in un contesto segnato dal conflitto con Washington e i suoi alleati. Il gruppo fa parte a tutti gli effetti del cosiddetto "Asse della Resistenza", la rete di attori armati sostenuti dall'Iran che si oppongono a Stati Uniti e Israele, di cui fanno parte anche Hamas e gli Hezbollah libanesi. L'attacco sferrato da fine febbraio da Usa e Israele ha immediatamente attivato le milizie irachene, che hanno condotto diversi attacchi e colpito da più parti nella notte tra il 21 e il 22 marzo il Baghdad Diplomatic Support Center, un'importante struttura logistica statunitense situata presso l'aeroporto internazionale di Baghdad. Attacchi avvenuti nonostante l'annuncio da parte della stessa milizia di una pausa temporanea negli attacchi contro l'ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, già presa di mira più volte dal 28 febbraio. Tale tregua si è dimostrata incapace di garantire la protezione degli altri interessi americani in Iraq e ha spinto all'evacuazione delle missioni Nato in Iraq per motivi di sicurezza. Il segretario generale di Kataib Hezbollah, Abu Husayn al-Hamidawi, ha ribadito la minaccia contro gli Stati Uniti in una dichiarazione intitolata "Rendiamo la guerra totale contro le forze combinate dell'arroganza", utilizzando un'espressione dispregiativa comunemente riferita all'America e ai suoi alleati.

 

 

Il primo ministro iraqeno Mohammed al-Sudani ha ordinato un'indagine sugli attacchi e sul rapimento di Kittleson. Al momento Baghdad non sembra in grado di limitare l'azione di Kataib Hezbollah o l'arresto e il perseguimento dei responsabili, inclusi i leader. Fondata nel 2007 nel pieno dell'occupazione statunitense dell'Iraq, l'organizzazione nasce all'interno dei cosiddetti "special groups" sciiti sostenuti dall'Iran in Iraq e Siria. In Iraq l'obiettivo iniziale era controbilanciare le forze americane presenti nel Paese; in Siria dare sostegno al regime di Bashar al Assad, crollato a fine 2024. Fin dalle origini, il gruppo si distingue per la stretta vicinanza alla Repubblica islamica e per il riferimento ideologico alla dottrina della velayat-e faqih, in vigore in Iran e che riconosce l'autorità religiosa e politica della guida suprema iraniana. Kataib Hezbollah ha consolidato il proprio ruolo militare e politico in Iraq fino a entrare formalmente nel 2014 nelle Forze di Mobilitazione Popolare, la coalizione di milizie sciite creata per contrastare l'avanzata dello Stato Islamico. Una circostanza che ha permesso a Kataib Hezbollah di esercitare un'influenza significativa anche all'interno dell'Iraq attraverso la presenza nelle Pmf e i legami con settori dell'apparato statale, inclusi sicurezza e intelligence.

 

 

Nonostante l'integrazione nelle strutture di sicurezza irachene, il gruppo mantiene una significativa autonomia operativa. Gli sviluppi delle ultime settimane hanno confermato una catena di comando fortemente legata a Teheran, con rapporti diretti con la Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione. Proprio dai pasdaran si ritiene che Kataib Hezbollah abbia ricevuto armi, compresi ordigni, razzi e droni, addestramento e supporto strategico. Questo legame la rende uno dei principali vettori della proiezione di potenza iraniana in Iraq e, più in generale, nel Medio Oriente. La leadership del gruppo è stata a lungo incarnata da Abu Mahdi al-Muhandis, figura chiave uccisa nel 2020 in un raid statunitense a Baghdad. Oggi la guida è attribuita ad Abu Hussein al-Hamidawi. Un cambio di nome che non ha scalfito la continuità del legame con il regime di Teheran. In questo scenario, Kataib Hezbollah continua a incarnare una realtà complessa e ambivalente: da un lato forza integrata nel sistema di sicurezza iracheno, dall'altro attore armato con una propria agenda e un saldo ancoraggio strategico a Teheran.

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