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Guerra, gli Emirati sono stufi della chiusura dello Stretto di Hormuz: l'iniziativa che rompe gli indugi

Foto: Lapresse

Alberto Russo
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Gli Emirati Arabi Uniti sarebbero pronti a scendere in campo per aiutare gli Stati Uniti e altri alleati a forzare l'apertura dello Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando in esclusiva funzionari arabi a condizione di anonimato. Gli Emirati Arabi Uniti stanno esercitando pressioni affinché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotti una risoluzione che autorizzi tale azione, hanno affermato i funzionari. Se arriverà l'approvazione, gli Emirati saranno il primo Paese del Golfo a unirsi alla guerra lanciata lo scorso 28 febbraio da Israele e Stati Uniti contro l'Iran. 

 

 

I diplomatici emiratini hanno esortato gli Stati Uniti e le potenze militari in Europa e Asia a formare una coalizione per aprire lo stretto con la forza, hanno aggiunto i funzionari. Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che il regime di Teheran ritiene di combattere per la propria sopravvivenza ed è disposto a trascinare con sé l'economia globale nella morsa dello stretto. Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha spiegato al Wall Street Journal che il Paese ha valutato le proprie capacità di contribuire alla sicurezza dello stretto di Hormuz, compresi gli sforzi per bonificarlo dalle mine e altri servizi di supporto. Altri funzionari arabi hanno spiegato che Abu Dhabi ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero occupare le isole situate nella zona, tra cui Abu Musa, che è sotto il controllo dell'Iran, ma è rivendicata dagli Emirati Arabi Uniti.

 

 

In generale nel conflitto in corso in Iran e nel Medio Oriente, si registra un cambio di rotta di diversi stati del Golfo, a cominciare dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che "si stanno ora schierando contro il regime di Teheran e vogliono che la guerra continui fino a quando non sarà neutralizzato o rovesciato". Al momento i paesi in questione non hanno ancora impegnato le proprie forze militari. Un impegno che in realtà riguarda già la diplomazia: il Bahrein, stretto alleato degli Stati Uniti e sede della Quinta Flotta della Marina statunitense, ha promosso in tal senso una risoluzione delle Nazioni Unite, la cui votazione è prevista per domani. Ora il nuovo approccio assertivo degli Emirati Arabi Uniti, pronti a intervenire con la forza per sbloccare lo Stretto di Hormuz, "rappresenta un cambiamento fondamentale nella loro prospettiva strategica", secondo quanto affermato al Wsj da funzionari di uno Stato del Golfo Persico. "In effetti, Dubai, centro commerciale degli Emirati Arabi Uniti, finanzia da tempo il regime iraniano. Prima della guerra, i diplomatici emiratini si adoperavano per mediare tra Stati Uniti e Iran", prosegue il Wsj, ricordando la visita ad Abu Dhabi di Ali Larijani, funzionario iraniano della sicurezza nazionale, poi deceduto in un attacco aereo. Ora, invece lo Stato del Golfo si sta allineando alla posizione del presidente Trump, che chiede agli alleati di assumersi una maggiore responsabilità nella guerra, in particolare per contribuire all'apertura dello Stretto di Hormuz. Il Wall Street Journal ha riportato, inoltre, che Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori la sua disponibilità a porre fine alla guerra senza riaprire lo Stretto, lasciando la questione ad altri Paesi. "La partecipazione degli Emirati Arabi Uniti alla liberazione dello Stretto comporta dei rischi. Potrebbe creare le premesse per tensioni che si protrarranno anche dopo la fine della guerra", conclude l'analisi del Wsj.

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