Iran, pedaggio su Hormuz e ritiro dal Trattato nucleare. Le ipotesi che scatenano l'ira degli Usa
Il presidente ucraino Zelensky propone a Putin di interrompere gli attacchi alle infrastrutture energetiche
Prosegue la guerra in Medio Oriente, mentre in Iran è stato depositato al Parlamento un disegno di legge per introdurre un pedaggio sul transito navale nello Stretto di Hormuz. A Teheran è stata rinominata "Legge di azione strategica per la pace e lo sviluppo sostenibile della regione del Golfo Persico" e, in caso di approvazione, potrebbe aggravare la situazione di un passaggio fondamentale attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Il testo si articola in quattro capitoli: sicurezza marittima, imposizione di tariffe per l'inquinamento ambientale, pagamento dei servizi di pilotaggio e istituzione di un fondo per lo sviluppo regionale. Al fronte economico, si aggiunge poi quello atomico.
Il deputato iraniano Alaeddin Boroujerdi ha infatti auspicato che la Repubblica islamica abbandoni il Trattato di non proliferazione nucleare: "Perché dovremmo accettare queste restrizioni? Non stiamo cercando di dotarci di armi nucleari, ma non è giusto che mentre noi rispettiamo le regole del gioco, loro ci bombardano". Parole seguite dalla condanna contro il direttore generale della "Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica", Rafael Grossi, che giorni addietro aveva denunciato l'arricchimento dell'uranio iraniano oltre i livelli di utilizzo civile. Il portavoce del ministro degli Esteri ha confermato che l'ipotesi è attualmente "in fase di revisione da parte del Parlamento".
Dalla sponda opposta dell'Atlantico, non si è fatta attendere la reazione statunitense. Il presidente Donald Trump ha infatti tuonato, minacciando gravi ripercussioni: "Gli Stati Uniti d’America sono in serie trattative con un nuovo regime, più ragionevole, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran. Sono stati compiuti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente avverrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente 'aperto al commercio', concluderemo la nostra 'piacevole permanenza' in Iran facendo esplodere e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che finora abbiamo volutamente non 'toccato'".
La crisi petrolifera si riversa anche nel conflitto fra Russia e Ucraina. Da Kyev, il presidente Volodymyr Zelensky ha esortato la Russia ad accettare una tregua reciproca sugli attacchi contro gli impianti energetici per contribuire ad alleviare la pressione energetica.
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