L'Iran respinge il piano di Trump, pone 5 condizioni e chiede i danni di guerra
L'Iran ha ricevuto il piano di pace in 15 punti degli Stati Uniti ma lo ha respinto, definendolo "estremamente massimalista e irragionevole". Ha fatto poi sapere che qualsiasi cessazione delle ostilità avverrà esclusivamente secondo i termini e il calendario di Teheran. Un funzionario ha precisato che gli Usa hanno inviato, tramite diversi canali diplomatici, offerte ritenute "eccessive" e scollegate dalla realtà del fallimento sul campo di battaglia americano. Ha ricordato inoltre i due precedenti round di negoziati della primavera e dell'inverno 2025, definiti ingannevoli, dopo i quali Washington avrebbe sferrato nuove aggressioni militari contro l'Iran. Secondo la fonte, Teheran porrà fine alle ostilità soltanto quando saranno soddisfatte cinque condizioni proprie, tra cui la sovranità sullo Stretto di Hormuz, e soltanto quando il governo iraniano riterrà opportuno farlo, sottolineando la determinazione a continuare la difesa e a infliggere "colpi pesanti" al nemico finché le richieste non saranno accolte.
"Trump deve capire che ogni minaccia e ultimatum all'Iran è un atto di guerra. Gli attacchi sferrati dai combattenti contro i punti strategici di Dimona e Haifa nelle ultime ore, oltre a fondamentale la strategia militare iraniana, sono stati un messaggio chiaro in risposta agli ultimatum di due e cinque giorni lanciati dagli Stati Uniti", ha scritto sui social network il comandante delle Forze aerospaziali dei Guardiani della Rivoluzione, Seyed Majid Mousavi. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che Teheran sta "monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare gli schieramenti di truppe", avvertendo Washington di non sacrificare soldati americani per le "illusioni" del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu."
Gli Usa stanno ammassando una forza di invasione terrestre di 7 mila uomini ai confini con l'Iran. I vertici del Pentagono hanno ordinato l'invio in Medio Oriente di 2 mila paracadutisti dell'82ª Divisione Aviotrasportata, quella che nella Seconda guerra mondiale partecipò allo Sbarco in Sicilia, prima, e poi allo Sbarco in Normandia. In viaggio ci sono anche 4.500 Marines. Secondo quanto riferito dai media americani il presidente Donald Trump sarebbe pronto a sferrare un'invasione su vasta scala se Teheran continuerà a respingere le aperture diplomatiche. Il piano in 15 punti, modellato sull'accordo per Gaza, richiederebbe all'Iran di smantellare le capacità nucleari e missilistiche a lungo raggio, di aprire lo Stretto di Hormuz e di abbandonare i gruppi terroristici che finanzia, in Medio Oriente e nel mondo. Tra questi Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen.
Teheran chiede invece la chiusura di tutte le basi statunitensi nel Golfo Persico, risarcimenti per i danni di guerra e la fine degli attacchi israeliani contro Hezbollah in Libano. Teheran sta anche cercando di portare lo Stretto - un punto strategico per circa un quinto del petrolio mondiale - sotto il proprio controllo, ciò le consentirebbe di imporre pedaggi alle navi che vi transitano, in modo simile a quanto fa l'Egitto con il Canale di Suez. I prezzi del petrolio hanno subito forti oscillazioni, con il Brent che martedì ha toccato un minimo di 97 dollari al barile in seguito alla notizia dell'accordo di pace, per poi risalire a 102 dollari mercoledì. I diplomatici statunitensi e iraniani non hanno avuto contatti diretti, ma hanno comunicato tramite intermediari mediorientali provenienti da Egitto, Turchia e Pakistan. Il Cairo ora vorrebbe ospitare un'eventuale conferenza di pace che metta fine alle ostilità. La stessa offerta è stata fatta da Islamabad.
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