Iran, nuovi attacchi ai siti petroliferi. Trump sta per mandare "migliaia di soldati"
Il centro della guerra In Medio Oriente sembra ormai spostato sulle strutture energetiche. Colpita in Kuwait un'altra raffineria: l'agenzia Kuna riferisce la segnalazione della Kuwait Petroleum Corporation secondo cui "una delle unità operative della raffineria Mina Abdullah, gestita dalla Kuwait National Petroleum Company, è stata presa di mira stamani da un drone" e nel sito è scoppiato un "incendio". Sono state "immediatamente" dispiegate squadre per "contenere e controllare" le fiamme, aggiungono. La raffineria di Mina Abdullah si trova a circa 46 chilometri a sud di Kuwait City. In precedenza era stato segnalato un attacco di un drone contro un'unità operativa presso la raffineria di Mina al-Ahmadi, a circa 40 chilometri a sud di Kuwait City.
Tensioni che seguono quelle di ieri. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato su Truth che Israele non avrebbe più attaccato il principale giacimento di gas iraniano di South Pars, aggiungendo tuttavia che se l'Iran avesse attaccato di nuovo il Qatar, e in particolare l'impianto di produzione di gnl di Ras Laffan, gli Stati Uniti avrebbero a lavoro volta reagito «distruggendo completamente» l'intero giacimento iraniano. Israele, ha spiegato Trump in un lungo post su Truth.
L'amministrazione del presidente Donald Trump, inoltre, sta valutando la possibilita di schierare migliaia di soldati statunitensi per rafforzare le operazioni in Medio Oriente, mentre l'esercito americano si prepara a possibili passi successivi nella sua campagna contro l'Iran. Lo riporta Reuters sul sito citando un funzionario statunitense e da tre persone a conoscenza della questione. Gli schieramenti potrebbero fornire a Trump ulteriori opzioni mentre valuta un'espansione delle operazioni statunitensi, con la guerra contro l'Iran giunta ormai alla terza settimana. Tra le opzioni considerate vi e la garanzia del passaggio sicuro delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, una missione che verrebbe portata a termine principalmente tramite forze aeree e navali, secondo quanto riferito dalle fonti. Tuttavia, la sicurezza dello Stretto potrebbe anche comportare il dispiegamento di truppe statunitensi lungo la costa iraniana, hanno affermato quattro fonti, tra cui due funzionari statunitensi.
Insomma, si spostano gli obiettivi del conflitto in Iran, da quelli militari a quelli economici. Una escalation che rischia di mettere a rischio l'intera economia mondiale già in crisi per il blocco dello Stretto di Hormuz fino all'ultimo attacco effettuato dalle forze armate israeliane, con il via libera degli Usa, sul maxi-giacimento di gas iraniano di South Pars, cruciale per l'approvvigionamento energetico del Paese. La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Dopo aver annunciato la ritorsione e invitato ad evacuare i principali impianti petroliferi in Arabia Saudita, Emirati e Qatar, le forze armate iraniane hanno lanciato un raid nella zona di Ras Laffan in Qatar, sede del più grande impianto di produzione di Gnl al mondo. L'attacco - ha reso noto l'azienda QatarEnergy - ha causato incendi e Fingenti danni». Il Ministero degli Affari Esteri del Qatar ha definito gli attacchi alla zona industriale di Ras Laffan una «flagrante violazione della sovranità dello Stato, nonché una minaccia diretta alla sua sicurezza nazionale». Il ministero ha affermato che, sebbene Doha abbia cercato di prendere le distanze dalla guerra, «la parte iraniana persiste nel prendere di mira il Qatar e i paesi limitrofi, perseguendo un approccio irresponsabile che mina la sicurezza regionale e minaccia la pace internazionale». Il Qatar ha «ripetutamente sollecitato la necessità di astenersi dal prendere di mira infrastrutture civili ed energetiche», anche in Iran, prosegue la dichiarazione. Ma Teheran ha perseguito una politica di escalation che «sta spingendo la regione verso il baratro».
Un «botta e risposta» che rappresenta un nuovo allargamento del fronte dell'emergenza energetica, oltre al collo di bottiglia in cui ormai si è trasformato lo Stretto di Hormuz. A tal proposito Donald Trump ha lanciato l'ipotesi di «far assumere la responsabilità» della sicurezza nel braccio di mare «ai paesi che lo utilizzano». Una dichiarazione tattica per «pungere» gli Alleati occidentali. Intanto il Pentagono ha confermato che «l'esercito degli Stati Uniti ha sganciato bombe penetranti da oltre duemila chili su siti iraniani "fortificati" di missili antinave lungo la costa, vicino allo Stretto di Hormuz, che mettevano a rischio il traffico marittimo internazionale nello stretto». Trump e la decisione di attaccare l'Iran sono stati al centro dell'audizione di Tulsi Gabbard davanti alla commissione Intelligence del Senato. La direttrice della National Intelligence nella sua dichiarazione scritta ha affermato che l'Iran non ha tentato di ripristinare le attività di arricchimento dell'uranio dopo che le sue capacità erano state distrutte nell'attacco congiunto Usa-Israele del giugno 2025. Sempre sulla guerra in corso si è espresso anche il vicepresidente JD Vance garantendo che il presidente Trump «non ha alcun interesse a trascinarci in quel genere di pantani a lungo termine che abbiamo visto negli anni passati».
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