Iran giura vendetta e Hormuz resta chiuso. L'Italia risponde alla crisi energetica
Nuovo giorno di guerra in Iran, dove dopo giorni di silenzio sono arrivate le prime dichiarazioni della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Ma lui non si è presentato. A leggere le sue parole, infatti, è stato uno speaker della tv di Stato e questo ha riacceso gli interrogativi sulle reali condizioni di salute del figlio dell'Ayatollah che ieri la Cnn aveva descritto come "ferito al piede" e con "lacerazioni in volto". Nel comunicato, Khamenei ribadisce l'impegno di seguire le orme del defunto padre Alì e giura di vendicare "il sangue dei martiri". E sulle basi Usa nella regione, Teheran annuncia che continuerà a bersagliarle se non verranno chiuse. Resta invece chiuso lo Stretto di Hormutz come mezzo di pressione economica: i prezzi del petrolio sono arrivati a oltre 100 dollari al barile.
Al riguardo, l'Italia parteciperà al rilascio coordinato di una quota delle proprie riserve petrolifere di emergenza. Lo ha dichiarato il ministero dell'Ambiente e sicurezza energetica, a seguito dell'accordo raggiunto tra i Paesi membri dell'Agenzia internazionale dell'energia per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali. Il quantitativo previsto per il nostro Paese è pari a 9 milioni e 966 mila barili, corrispondenti a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi Aie per fronteggiare l'attuale emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, tale volume è pari a circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep). Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell'Italia - fa sapere il Mase - ammontano complessivamente a 11.903.843 tep, pari esattamente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa dell'Unione europea. La situazione delle scorte in Italia resta in ogni caso soddisfacente anche dopo questo consistente rilascio concordato a livello internazionale con l'Aie, garantendo il rispetto degli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali.
Da Washington non si è fatto attendere Donald Trump. "Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi - ha detto il tycoon - Di gran lunga più interessante e importante per me, come presidente, è impedire a un impero malvagio, l'Iran, di possedere armi nucleari e di distruggere il Medio Oriente e, in effetti, il mondo. Non permetterò mai che ciò accada".
Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno causato gravi perdite alla leadership iraniana, all'esercito e al programma missilistico balistico, ma il sistema del terrore è ancora in piedi. Da Teheran, Ali Larijani, segretario del Supremo Consiglio di sicurezza nazionale, stuzzica Trump: "Avviare una guerra è facile, ma non vi si pone fine con qualche tweet. Non vi lasceremo andare finché non ammetterete il vostro errore e pagherete il prezzo". Poco distante, il premier israeliano Benjamin Netanyahu prende la parola: "Posso affermare con certezza che il regime non potrà essere rovesciato senza l'impegno del popolo iraniano, e lo abbiamo informato di questo. Gli abbiamo detto che gli aiuti stanno arrivando. Non posso dirvi cosa succederà alla fine. Non ve lo dirò. Sappiamo, speriamo e comprendiamo che anche voi sperate che questo regime cada. Se il regime non cadrà, sarà molto più debole. Ma se cadrà, il problema sarà risolto". Dal Libano intanto i terroristi di Hezbollah hanno scagliato circa 200 razzi verso il nord di Israele. Il ministro della difesa Israel Katz ha detto che se il Libano non impedirà a Hezbollah di attaccare, Israele lo farà da solo.
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