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Iran, Trump: "Khamenei è morto". Decapitati i vertici del regime

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Foto:  Ansa 

Francesca Musacchio
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Ali Khameni è morto. La notizia arriva alla fine di una giornata convulsa durante la quale si sono rincorse le notizie sulla sorte della Guida Suprema iraniana. In serata, fonti israeliane hanno riferito a Channel 12 e Sky News Arabia il recupero del corpo sotto le macerie del suo compound a Teheran bombardato ieri mattina.
L’offensiva, infatti, è partita intorno alle 7.30 ora italiana con una prima ondata di raid congiunti Usa-Israele sull’Iran, poi l’allargamento progressivo dei bersagli. La guerra che per settimane era rimasta sospesa tra minacce e negoziati adesso è realtà. Il Medio Oriente, dunque, entra in una fase di escalation ad altissima incertezza, con un dato che domina su tutti gli altri: la sorte della Guida suprema Ali Khamenei. Israele avrebbe un video incofutabile che mostrerebbe il corpo e potrebbe decidere di renderlo pubblico. La notizia della morte della Guida spirituale sarebbe stata comunicata a Trump dall'ambasciatore israeliano a Washington. E in serata il presidente Usa, al quale sarebbero state mostrate le foto, ha confermato: «Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto». Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in giornata aveva dichiarato che «per quanto ne sappia» Khamenei è ancora vivo. Dopo qualche ora, però, il suo portavoce, Esmail Baghaei, ha detto alla Bbc che non era «nelle condizioni di confermare nulla» rispetto alla sorte dell’ayatollah. Mentre la tv di stato iraniana continuava ad annunciare un imminente dichiarazione del leader, smentita in serata dal ministero della Cultura. Una giornata di caos per il regime, al punto che in serata il ministro degli Esteri, l’unico ad aver ufficialmente parlato ieri, su X ha dichiarato di non comprendere «le ragioni dell'attacco statunitense all’Ira». Anche altri vertici sarebbero stati uccisi negli attacchi. Tra questi, il ministro della Difesa, Amir Nasirzadeh e il comandante dei Pasdaran, Mohammed Pakpour. Altre fonti parlano di alti comandanti dei Guardiani della rivoluzione ed esponenti politici colpiti, tra i quali il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni Ejei. Lo stesso Araghchi ha annunciato la morte di «due comandanti» e la sopravvivenza dei più alti esponenti.

In serata, poi, i media iraniani hanno riportato la morte del genero di Khamenei e della nuora. Israele ha fatto sapere che nella prima ondata di attacchi sono stati colpiti tre siti dove si stavano radunando alti funzionari iraniani, sostenendo che «diverse figure di alto livello essenziali per la gestione della campagna e per il governo del regime» sarebbero state eliminate, senza però confermare la presenza di Khamenei. Gli obiettivi, definiti «altamente selettivi», riguardavano vertici politici, militari e religiosi.

Quindi, Parlamento, presidenza, Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ministero dell’Intelligence, Organizzazione per l’energia atomica e, soprattutto, il complesso della Guida suprema. Oltre alla capitale, sono state colpite anche aree e infrastrutture in Isfahan, Kermanshah, Karaj e Urmia, nell’ovest del Paese, a ridosso del confine turco. In totale, secondo la Mezzaluna rossa, il bilancio sarebbe di 201 morti e 747 feriti. Ma la guerra potrebbe andare avanti per giorni e la morte di Kahamenei rimane l'elemento determinate della prima giornata di attacchi. La successione, infatti, apre nuovi scenari. In caso di morte della Guida suprema, l’articolo 111 della Costituzione iraniana prevederebbe un consiglio ad interim (presidente, capo della magistratura e un membro del Consiglio dei Guardiani scelto dal Consiglio di discernimento) con pieni poteri fino alla nomina del nuovo leader da parte dell’Assemblea degli Esperti. Ma nei raid sarebbero finiti nel mirino anche il presidente Massoud Pezeshkian e il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni Ejei. Se l’ipotesi della loro morte venisse confermata, il meccanismo di transizione sarebbe compromesso e il Paese rischierebbe un vuoto istituzionale nel momento più critico.

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