Iran, folgorato dell'Islam radicale a 13 anni ma leggeva Tolstoj. Ecco chi era Ali Khamenei
L’uccisione di Khamenei, morto all’età di 86 anni durante l’attacco militare da parte di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, potrebbe aprire nuovi fronti di guerra. ll presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che “vendicare l'uccisione di Khamenei” e di altri alti funzionari iraniani sia “un dovere e un diritto legittimo" del Paese. "La Repubblica islamica dell'Iran considera suo dovere e diritto legittimo cercare giustizia ed esigere una punizione dai colpevoli e da coloro che hanno ordinato questo crimine storico, e dedicherà tutte le sue forze all'adempimento di questa grande responsabilità e obbligo”, ha puntualizzato Pezeshkian. Intanto in Iran sono stati proclamati 40 giorni di lutto per la morte Khamenei.
Appassionato di Tolstoj
Nato a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, Ali Khamenei era il secondogenito degli otto figli di Khadijeh Mirdamad e di suo marito Javad Khamenei, uno studioso islamico. All’età di 13 anni, nel 1952, dopo aver assistito a un discorso del religioso militante Navvab Safavi in una scuola islamica, cominciò a maturare in lui la consapevolezza di dover combattere contro lo Scià e i suoi sostenitori. Verso la fine degli anni Cinquanta intraprese un percorso di studi religiosi presso il più grande centro islamista in Iran e si unì al movimento clericale contro lo Scià. Uno degli eventi che segnarono la sua giovinezza fu il colpo di Stato della Cia contro il primo ministro Mohammad Mossadeq nel 1953. Da quel momento in poi Khamenei assunse posizioni molto critiche sull’Occidente e sulla sua influenza imperialista in Iran. Ciononostante continuò ad essere un avido lettore di romanzi della letteratura occidentale, appassionandosi ad autori come Victor Hugo e Tolstoj. A partire dal 1963 venne più volte incarcerato dalla polizia segreta Savak, addestrata dalla Cia e dal Mossad israeliano, per le sue posizioni contro lo Scià. Le torture subite in carcere ebbero un profondo impatto su di lui, come si legge nel suo libro di memorie “Cella n.14”. Nel 1965 sposò Mansoureh Khojasteh Bagherzad, dalla quale ebbe sei figli. Nel 1981 sopravvisse a un tentativo di assassinio che gli paralizzò la mano destra.
Erede di Khomeini
La carriera politica di Khamenei iniziò nel 1981. Nel 1989, alla morte di Khomeini, il fondatore della Repubblica Islamica, deceduto per un infarto, venne scelto da un’assemblea di 88 esponenti del clero sciita come suo successore. Da allora in poi ebbe il potere assoluto: non fu solo comandante delle forze armate iraniane, che includono l’Artesh (esercito) e il Corpo della Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC), ma guidò anche “l’asse della resistenza”, un'alleanza anti-occidentale e anti-israeliana composta da Hezbollah in Libano, Hamas e la Jihad Islamica Palestinese nella Striscia di Gaza, le milizie sciite in Iraq, i ribelli Houthi che alla fine occuparono lo Yemen occidentale e il regime di Bashar al-Assad in Siria. Parallelamente, cercò di contrastare l’isolamento internazionale attraverso l’avvicinamento a Russia e Cina. Durante la presidenza di Hassan Rouhani fu raggiunto l’accordo nucleare del 2015 (JCPOA), ma l’intesa crollò dopo il ritiro degli Stati Uniti nel 2018, riportando l’Iran sotto un duro regime sanzionatorio. Per quanto riguarda la politica interna, il lungo mandato fu segnato da cicliche ondate di protesta: dalle mobilitazioni studentesche del 1999 alle contestazioni del 2009, fino alle rivolte del 2019 e al movimento “Donna, Vita, Libertà”, nato dopo la morte di Mahsa Jina Amini nel 2022. Le proteste furono tutte duramente represse, causando migliaia di vittime e arresti di massa. Gli ultimi anni furono segnati da crescente instabilità politica, dalle tensioni militari con Israele alla crisi economica interna del Paese, aggravata dal crollo del Rial e da nuove proteste popolari. L’escalation culminò nella cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, aprendo una fase di profonda incertezza per il futuro della Repubblica Islamica, fino alla sua morte.
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