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Iran-Usa, Erdogan tenta il colpo diplomatico: summit a tre per evitare la guerra

Foto: Lapresse

Tommaso Manni
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Recep Tayyip Erdogan gioca di nuovo la carta del mediatore: il presidente turco ha proposto ad americani e iraniani un summit trilaterale per evitare un conflitto. A quanto riporta Hurriyet, il leader turco ha avanzato la proposta direttamente al presidente americano Donald Trump nella telefonata avuta la sera del 27 gennaio e la reazione del tycoon americano è stata positiva. Ufficialmente però non vi sono ancora state risposte né di Washington né di Teheran. Ma qualcosa si muove. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato ieri al telefono con il collega turco Hakan Fidan ed è atteso domani ad Ankara. La Turchia insiste per evitare una nuova guerra. Pur non avendo stretti rapporti con gli ayatollah, per Ankara la stabilità e l’unità dell’Iran sono essenziali a evitare flussi di profughi verso il confine.

 

 

La strategia della Turchia ha come obiettivo di “evitare sia che l’Iran venga bombardato, sia che gli Usa perdano la faccia”. Lo stesso Fidan ha invitato ieri le diplomazie dei due Paesi “a sedersi al tavolo e affrontare i dossier uno per uno”. Una strategia pragmatica, basata sulla consapevolezza che i nodi da sciogliere sono tanti, forse troppi. Erdogan, rimasto silente durante le proteste in Iran e la durissima repressione, ha mosso le proprie pedine tra il 13 e il 20 gennaio, quando si sono intensificati i contatti di Ankara sia con gli americani sia con gli iraniani nel tentativo di ammorbidire una situazione che sembrava andare dritta al conflitto.

 

 

La Casa Bianca chiede la fine del programma di arricchimento dell’uranio, la chiusura degli impianti nucleari, l’abbandono del programma di sviluppo dei missili a lunga gittata e un cambio di rotta nell’approccio verso Israele. L’ultimo punto è particolarmente spinoso, anche per la diplomazia turca. La situazione è complicata dalle elezioni del prossimo ottobre in Israele, cui il premier Benjamin Netanyahu spinge per presentarsi con la sconfitta degli ayatollah. Le richieste Usa potrebbero essere troppo per gli iraniani. Erdogan e Fidan proveranno a far sedere le parti al tavolo, ma la mediazione rimane difficile. Proprio per questo l’esercito di Ankara ha già annunciato di aver attivato tutte le necessarie misure di sicurezza lungo il confine con l’Iran. Nei giorni scorsi è stata inoltre confermata l’esistenza di un piano in caso di crollo del regime di Teheran che prevede la costituzione di una “buffer zone”, un’area cuscinetto, lungo i 500 chilometri che separano i due Paesi, una misura per prevenire flussi di profughi e il rischio di ritrovarsi al confine i gruppi separatisti curdi iraniani (Pjak).

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