Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Iran, Khamenei sfida Trump: “È un criminale. La rivolta è colpa sua”. L'intimidazione del tycoon: tempo di nuova leadership

Foto: Ansa

Gianni Di Capua
  • a
  • a
  • a

Mentre le enormi proteste che hanno scosso l'Iran negli ultimi giorni sembrano affievolirsi, dopo la dura repressione delle manifestazioni iniziate a fine dicembre, resta alta la tensione lungo la rotta Washington-Teheran. In un discorso trasmesso dall'emittente di Stato, il leader supremo iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei, ha usato parole dure contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. "Lo consideriamo un criminale per le vittime, i danni e le calunnie che ha inflitto alla nazione iraniana", ha dichiarato. "L'ultima rivolta anti-iraniana è stata diversa, poiché il presidente Usa è intervenuto personalmente", ha aggiunto. "L'obiettivo degli Stati Uniti è inghiottire l'Iran, è stata una rivolta americana e il popolo l'ha repressa. L'intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all'estero". Khamenei ha poi accusato Washington di voler "dominare le risorse economiche e politiche dell'Iran" e ha lanciato un avvertimento ai nemici: "Non intendiamo condurre il Paese alla guerra, ma non risparmieremo né i sediziosi nazionali né i criminali internazionali".

 

 

Anche il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha attaccato Trump: "Dice un sacco di sciocchezze". Il riferimento è alle dichiarazioni del tycoon secondo cui in Iran le esecuzioni di 800 manifestanti sarebbero state fermate. Uno stop che sembra allontanare l'ipotesi di un'azione militare statunitense, ma che è stato smentito dal procuratore: "La nostra risposta è decisa, dissuasiva e rapida. Attualmente, numerosi casi hanno portato a incriminazioni e sono stati inviati al tribunale". La replica di Trump non si è fatta attendere, con parole minacciose nei confronti di Khamenei. "È tempo di cercare una nuova leadership per l'Iran", ha dichiarato il presidente statunitense a Politico. "Quello di cui è colpevole, come leader, è la completa distruzione del paese e l'uso della violenza a livelli mai visti prima", ha continuato Trump. "Dovrebbe concentrarsi sulla gestione corretta del paese, come faccio io con gli Stati Uniti, e non sull'uccidere migliaia di persone per mantenere il controllo". Khamenei, ha aggiunto, è "un uomo malato che dovrebbe governare il suo Paese come si deve e smettere di uccidere". Anche il Dipartimento di Stato americano ha lanciato un avvertimento agli ayatollah: "Abbiamo ricevuto rapporti secondo cui la Repubblica Islamica sta preparando opzioni per colpire le basi americane. Come ha più volte sottolineato il presidente Trump, tutte le opzioni sono sul tavolo e, se il regime dovesse attaccare le proprietà americane, l'Iran 'si troverà di fronte a una forza molto, molto potente'. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: non scherzate con il presidente Trump".

 

 

Il numero delle vittime delle proteste continua a crescere. Come riporta l'Ong Human Rights Activists, il bilancio è di "3.090 morti confermate, 3.882 casi in fase di revisione, 2.055 feriti gravi e 22.123 arresti, nel contesto di un blocco di Internet nazionale che ormai dura da due settimane". Un blocco che potrebbe proseguire a lungo. Secondo il Guardian, che cita attivisti iraniani per i diritti digitali, Teheran starebbe pianificando di abbandonare definitivamente Internet, consentendo la connessione online solo a individui controllati dal regime. I media statali e i portavoce del governo hanno già annunciato che si tratterà di un cambiamento permanente, avvertendo che l'accesso illimitato non tornerà dopo il 2026. Manifestazioni di solidarietà con le proteste iraniane si stanno svolgendo in molte città del mondo. A Londra, 14 persone sono state arrestate durante i disordini di ieri sera davanti all'ambasciata iraniana, e quattro agenti hanno riportato ferite lievi.

Dai blog