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Venezuela: Usa sequestrano un'altra nave cisterna, Trump incontra i petrolieri

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Redazione
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Gli Stati Uniti hanno sequestrato un'altra petroliera, la quinta, che tentava di eludere il blocco navale contro le imbarcazioni sanzionate in partenza o dirette in Venezuela. Si tratta della Olina, precedentemente denominata Minerva M, che era stata sanzionata dagli Usa per il suo ruolo nel trasporto di petrolio russo. L'operazione, "condotta prima dell'alba", dai marines e dai marinai della Joint Task Force Southern Spear,è stata confermata dal Comand Sud degli Stati Uniti. Nonostante le tensioni per questa nuova operazione, Washington e Caracas si muovono nella direzione di una riapertura ufficiale dei canali diplomatici. Un team di funzionari statunitensi è arrivato nella capitale venezuelana per valutare la possibile riapertura dell'ambasciata americana. Il team comprende personale diplomatico e di sicurezza dell'Unità per gli affari venezuelani del dipartimento di Stato, con sede in Colombia, incluso l'incaricato d'affari dell'unità, John McNamara. Il loro obiettivo è "condurre una valutazione iniziale per una potenziale ripresa graduale delle operazioni" nel Paese, ha affermato un portavoce del dipartimento di Stato.

Gli Stati Uniti, che non hanno un ambasciatore in Venezuela dal 2010, hanno sospeso le attività dell'ambasciata e ritirato tutto il personale diplomatico nel 2019. Una mossa analoga è stata annunciata dal governo ad interim venezuelano, che ha avviato un "processo esplorativo diplomatico" con gli Stati Uniti per ristabilire le missioni diplomatiche in entrambi i Paesi. "Una delegazione di diplomatici venezuelani sarà inviata negli Stati Uniti", ha dichiarato il ministero delle Comunicazioni venezuelano in un comunicato. In questo contesto, Donald Trump intende accelerare i piani per lo sfruttamento del petrolio venezuelano. Il presidente Usa ha programmato per venerdì pomeriggio un incontro alla Casa Bianca con i vertici di almeno una dozzina di compagnie petrolifere, non solo americane. L'elenco, secondo quanto riferito da un funzionario dell'Amministrazione Usa a The Hill, comprende la Chevron, che opera già nel Paese, così come ExxonMobil e ConocoPhillips, che hanno lasciato il Venezuela nel 2007.

Tra le altre compagnie energetiche presenti all'incontro figurano: Continental, Haliburton, HKN, Valero, Marathon, Shell, Vitol Americas, Repsol, Eni, Aspect Holdings, Tallgrass, Raisa Energy, Hilcorp e la società di fornitura di materie prime Trafigura. Sul fronte della lotta al narcotraffico, una delle ragioni ufficiali dell'operazione militare in Venezuela, non sono passate inosservate le dichiarazioni del presidente Usa sul Messico. "Abbiamo eliminato il 97% della droga che entra via mare e ora inizieremo a colpire via terra", ha detto Trump in un'intervista a Fox News. "I cartelli controllano il Messico, è molto triste vedere cosa sta succedendo a quel Paese", ha aggiunto il presidente. In risposta alle parole di Trump, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha annunciato di avere chiesto al ministro degli Esteri, Juan Ramón de la Fuente, di avviare un dialogo e, se possibile, di incontrare il segretario di Stato Marco Rubio. "Intendiamo rafforzare la comunicazione", ha affermato. Sheinbaum si è però rifiutata di rispondere a una domanda sulla minaccia di attacchi militari Usa. "Vogliamo continuare a lavorare in questo contesto affinché la coordinazione possa essere ulteriormente rafforzata nel quadro della difesa della nostra sovranità idrica e dell'integrità territoriale del Messico". La presidente ha poi aggiunto: "Non vogliamo prendere in considerazione altri scenari".

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