Maduro in tribunale. E saltano fuori gli affari di Hezbollah in Venezuela: armi, droga e oro
Mentre il destituito presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato portato in elicottero dal carcere di Brooklyn al tribunale di Manhattan, dove nel pomeriggio verrà letto l'atto di accusa, si vengono a scoprire i numerosi intrecci tra il regime che guidava con l'Iran degli Ayatollah e i traffici con Hezbollah. L'intervento americano che ha portato alla cattura di Maduro, viene letto anche come un duro colpo all'asse che negli anni si era consolidato tra Caracas e Teheran. Negli anni, diverse analisi di think tank statunitensi, in particolare l'Atlantic Council e la Rand Corporation, identificavano il Venezuela come uno dei principali hub dell'emisfero occidentale per reti che intrecciano criminalità organizzata transnazionale, terrorismo e sostegno politico-statale. Secondo un rapporto dell'Atlantic Council, Hezbollah in Venezuela non opera (od operava) soltanto come organizzazione militante, ma come attore ibrido capace di fondere attività politiche, sociali e mediatiche con traffici illeciti su larga scala. Narcotraffico, riciclaggio di denaro, contrabbando e utilizzo di imprese di facciata costituirebbero parte integrante del modello operativo, reso possibile da un contesto permissivo creato dal regime chavista e da una debolezza strutturale dei controlli istituzionali. Il cuore del sistema sarebbe rappresentato da reti basate su clan familiari di origine libanese, descritti come finanziatori, facilitatori e intermediari.
Secondo l'Atlantic Council, questi gruppi risultano integrati nell'economia illecita controllata dallo Stato venezuelano e, in alcuni casi, in apparati amministrativi e di sicurezza, consentendo a Hezbollah di muovere fondi, merci e persone con un elevato grado di protezione politica e diplomatica. Un'analisi parallela della Rand Corporation colloca il Venezuela, insieme alla cosiddetta Zona di triplice frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay, tra gli hub storici delle attività legate a Hezbollah in America Latina. Tuttavia, secondo la Rand, dopo l'ascesa di Maduro il baricentro operativo delle reti si sarebbe progressivamente spostato verso Caracas, favorita da zone franche, corruzione diffusa, controlli deboli e da legami politici sempre più stretti con Teheran. Sul piano regionale, la Rand sottolinea che Hezbollah utilizza l'America Latina soprattutto per diversificare le proprie entrate e rafforzare la resilienza finanziaria. Pur restando il sostegno iraniano la principale fonte di finanziamento, le attività criminali nel continente rappresentano un'integrazione significativa, con reti coinvolte nel traffico di droga e armi, nel contrabbando di oro e risorse naturali, nel riciclaggio attraverso il commercio internazionale e nella produzione di documenti falsi per facilitare spostamenti transnazionali.
Il Venezuela è descritto come una piattaforma strategica per l'asse Iran-Hezbollah nell'emisfero occidentale. Secondo le analisi, attraverso collegamenti aerei e marittimi, canali diplomatici e strutture statali, questo consente di aggirare le sanzioni internazionali, garantire profondità strategica e mantenere linee di rifornimento e comunicazione lontane dai teatri di crisi tradizionali. Per l'Atlantic Council, la cooperazione con Hezbollah consente al regime di Maduro di compensare l'isolamento internazionale e la pressione delle sanzioni, inserendosi in un circuito di economie illecite che assicurava risorse, protezione e alleanze politiche. Al tempo stesso, Hezbollah traeva vantaggio dalla protezione statale venezuelana, dalla presenza della diaspora libanese e dalla limitata cooperazione giudiziaria internazionale.
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