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Crans Montana, Giovanni Tamburi, 16 anni, primo italiano identificato. Ce ne sono altri 2 ma senza nome

Angela Bruni
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Si chiamava Giovanni Tamburi e aveva 16 anni il primo italiano identificato tra le 47 vittime del rogo a Crans Montana, in Svizzera.  “C’è il riscontro del Dna”, conferma un parente di Bologna, la città dove anche il giovane viveva e dove studiava, al liceo Righi. Ci sono anche altri due italiani identificati tra i deceduti nella strage ma i nominativi non sono ancora stati resi noti. Il sedicenne si trovava in vacanza nella località sciistica delle Alpi con il papà. Aveva scelto di trascorrere la notte di Capodanno nel bar Le Constellation, assieme ad alcuni amici. Il suo cellulare era scarico, impossibile quindi ogni tentativo di contattarlo dopo lo scoppio dell’incendio, all’1.30 del mattino. Uno degli amici che era con lui ha raccontato che Giovanni gli era alle spalle nella fuga dalle fiamme e dal fumo che si stavano divorando il locale, poi non l’ha più visto. Di lui da quel momento non si è saputo più nulla e il suo nome è finito nell’elenco dei dispersi. Per i familiari ore, giorni di angoscia. Numerosi gli appelli disperati della madre,Carla Masiello: “Ditemi se è vivo o morto”. La donna, separata dal padre di Giovanni, aveva chiamato tutti gli ospedali della zona e parlato direttamente col ministro degli Esteri Antonio Tajani senza avere però indicazioni certe sul destino del figlio.

Giovanni quella sera aveva in tasca solo il passaporto e la patente del motorino; non un documento quindi che potesse indirizzare i soccorritori verso la famiglia da chiamare. E comunque documenti di carta, carbonizzati dall’incendio. Al collo Giovanni portava una catenina con l'immagine di una Madonnina: la madre ha sperato fino all'ultimo che potesse servire per identificarlo tra i feriti ancora senza un nome e una nazionalità. Ragazzo solare e partecipe, così lo descrivono i suoi insegnanti. Su Instagram la comunità del liceo Righi scriveva nelle scorse ore: "Esprimiamo vicinanza alla famiglia e agli amici di Giovanni. Speriamo che tutto possa risolversi al meglio”. Era stata organizzata una veglia di preghiera per lui, che si sarebbe svolta domenica sera nella chiesa di Sant’Isaia, per stare accanto alla mamma e continuare a sperare fino all’ultimo. E' finita, purtroppo, nel modo più doloroso. Nel rogo di Capodanno sono morte 47 persone e 119 sono rimaste ferite. Per una trentina, come spiegato dall'ospedale del Vallese, le condizioni sarebbero disperate.

 

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