Inauguration Day

Usa, l’idea di Trump per distendere i rapporti con la Cina: l’invito a sorpresa

Luca De Lellis

Abbiamo poche certezze sul futuro degli Stati Uniti targati Donald Trump 2.0. Ergo, sappiamo ben poco sull’avvenire del quadro geopolitico mondiale. Forse, possiamo sentirci certi soltanto di un fattore: il vento cambierà rispetto all’amministrazione di Joe Biden, Kamala Harris e tutti i consiglieri. Non fosse soltanto per assecondare quella nutrita parte di elettori che ha dimostrato di esigere un cambiamento di rotta rispetto agli ultimi anni di sciagure. Un piccolo, ma significativo segnale di quanto appena asserito, è l’invito – senza precedenti nella storia americana – che Trump avrebbe recapitato al presidente cinese Xi Jinping per il giorno più atteso dalla fine delle urne elettorali: il 20 gennaio 2025, data in cui il tycoon presterà il giuramento che darà il là al suo secondo mandato presidenziale. A riportare la notizia sono stati alcuni media statunitensi, tra i quali spicca Cbs News, testata giornalistica di proprietà dell’omonima rete televisiva di Chicago. 

 

  

 

Ora resta da capire se il Capo della Repubblica Popolare cinese accetterà di partecipare alla cerimonia dell’Inauguration Day, offrendo così un segnale distensivo fondamentale nell’ottica dei rapporti difficili – da ormai più di mezzo secolo – tra il mondo occidentale (rappresentato dagli Stati Uniti e la Nato), e quella parte di mondo orientale dominata dalla Russia di Vladimir Putin e dalla stessa Cina comunista. La proposta di Trump è arrivata dalle parti di Pechino a novembre, subito dopo l’Election Day e, in base alle fonti precedentemente citate, Xi Jinping starebbe ancora valutando l’opportunità. 

 

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Lo stesso discorso può essere fatto per altri leader che pare Trump vorrebbe al suo fianco durante il giuramento, tra i quali spicca per la sua riluttanza ai diktat americani Viktor Orban, il premier ungherese che più si discosta dagli altri leader europei per differenza di vedute in ambito geopolitico. Un’eventuale presenza dei presidenti di altre potenze mondiali – specie se non particolarmente amiche - rappresenterebbe un unicum nella storia americana, visto che i dati del dipartimento di Stato risalenti al 1874 mostrano che nessun leader straniero ha mai partecipato alla cerimonia di trasferimento del potere. L’amministrazione Biden ha provocato lo scoppio di due guerre che sembrano locali, ma che in realtà si contornano di implicazioni internazionali: quella tra Russia e Ucraina, e quella israelo-palestinese. Conflitti che già esistevano dapprima, ma che hanno trovato la loro escalation militare proprio in questo periodo storico. Il nuovo-vecchio presidente Trump ha sempre fatto del pacifismo internazionale una delle sue peculiarità politiche, e questi segnali ne sono una prova da non sottostimare.