scontri armati

Soffiano venti di guerra tra Armenia e Azerbaigian. Scatta la richiesta d’aiuto alla Russia

Si riaccendono le tensioni al confine fra Armenia e Azerbaigian, i due Paesi alle prese con l’annosa disputa per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, su cui hanno già combattuto due sanguinose guerre. I due governi si accusano a vicenda di aver dato il via ai nuovi scontri armati, che avrebbero provocato un numero imprecisato di morti e feriti su entrambi i fronti. Il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di voler interrompere il processo di pace, mentre dal canto suo Yerevan ha denunciato l’«aggressione» del vicino, impegnato in «tentativo di avanzare» su territorio armeno. In virtù del Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza tra Armenia e Russia, il Consiglio di sicurezza armeno ha già chiesto aiuto a Mosca, alle prese già con la battuta di arresto delle sue operazioni militari nel Nord-Est dell’Ucraina. Yerevan ha fatto anche appello, ufficialmente, all’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto) e al Consiglio di Sicurezza Onu, per l’aggravarsi della situazione, mentre il premier armeno, Nikol Pashinyan, ha sentito separatamente al telefono i presidenti russo e francese, Vladimir Putin ed Emmanuel Macron, e il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Tutti e tre, secondo le note arrivate dalle rispettive capitali, hanno definito «inaccettabile» la nuova escalation. 

 

  

 

Le tensioni mai sopite lungo la sensibile frontiera tra i due Stati si sono acuite la scorsa settimana, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver ucciso uno dei suoi soldati, in uno scambio di colpi di artiglieria nell’Est del Paese; accuse respinte da Baku che le ha definite «una menzogna». Ad agosto, l’Azerbaigian aveva affermato di aver perso un soldato. I due vicini hanno combattuto due guerre - negli Anni ’90 e nel 2020 - per il controllo del Nagorno-Karabakh, l’enclave armena dell’Azerbaigian. I separatisti armeni del Nagorno-Karabakh si sono staccati dall’Azerbaigian quando l’Unione Sovietica è crollata nel 1991. Il conflitto che ne è seguito ha causato circa 30 mila vittime. Le sei settimane di combattimenti nell’autunno 2020, invece, hanno fatto oltre 6.500 morti e si sono concluse con un cessate il fuoco mediato dalla Russia. 

 

 

In base all’accordo, l’Armenia ha ceduto parti di territorio che controllava da decenni e Mosca ha schierato circa 2 mila peacekeeper per monitorare la fragile tregua. Rappresentanti dei due Paesi hanno lavorato con i mediatori russi sulla delimitazione dei confini e su altri aspetti delle relazioni tra i due Stati dell’ex Urss. L’esecutivo Ue ha tenuto quattro round di colloqui trilaterali con alti funzionari azeri e armeni volti a promuovere gli sforzi di pace e ristabilire i collegamenti e a liberare i prigionieri di guerra. Durante i colloqui a Bruxelles, a maggio e ad aprile, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e Pashinyan hanno concordato di «promuovere le discussioni» su un futuro trattato di pace. Stando ai media azeri, i due Paesi hanno concordato una tregua a partire da questa mattina, ma la notizia non ha ancora trovato conferme da Yerevan.