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scontri sulla politica monetaria

Il falco Jens Weidmann lascia la Bundesbank. Dopo 10 anni addio all'acerrimo nemico di Mario Draghi

Svolta al vertice della Bundesbank dove dopo 10 anni Jens Weidmann ha annunciato le proprie dimissioni dalla carica di governatore della banca centrale tedesca. Weidmann si dimetterà alla fine dell'anno, per motivi personali, come ha riferito lui stesso. "Sono arrivato alla conclusione che un arco di tempo superiore ai 10 anni è una buona misura per voltare pagina per la Bundesbank, ma anche per me", ha scritto Weidmann, in una lettera inviata allo staff della banca.

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Weidmann è diventato presidente della Bundesbank nel 2011, all'apice della crisi dei debiti sovrani dell'area euro e, in quanto esponente del Consiglio direttivo della Bce, a contatto fino a oggi con Christine Lagarde e prima di lei con l'ex numero uno della banca centrale europea, ora presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Con quest'ultimo i rapporti sono stati quanto meno burrascosi, visto che Weidmann incarnava una visione assai dura nei confronti della politica monetaria accomodante portata avanti da Draghi. Un 'falco', molto critico in particolare con i Paesi mediterranei - Italia, Grecia, Spagna e Portogalli - accusati di fare poco per mettere ordine nelle singole finanze pubbliche.

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Immediate le prime reazioni alla notizia delle dimissioni di Weidmann. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha detto di rispettare la decisione di Weidmann ma anche di essere "molto dispiaciuta". "Sebbene Jens avesse opinioni nette sulla politica monetaria, sono sempre rimasta impressionata dalla sua ricerca di un terreno comune nel Consiglio direttivo, dalla sua empatia per i suoi colleghi dell'Eurosistema e dalla sua volontà di trovare un compromesso", ha affermato Lagarde in una nota per la stampa. Weidmann, in quanto membro di lungo corso del Consiglio direttivo dell'Eurotower (come tutti i governatori delle banche centrali nazionali dei 19 paesi dell'area euro), ha talvolta espresso disaccordo con l'entità degli sforzi di stimolo, come l'acquisto di obbligazioni.

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